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De Bartholomaeis, Vincenzo. Poesie provenzali storiche relative all'Italia. Volume primo con ventiquattro silografie. Roma: Tipografia del Senato, 1931

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461,234 - Anonyme

 

CLXIV.

IGNOTO

 

Testo secondo N. Zingarelli, Re Manfredi nella memoria di un trovadore, p. 4; G. Bertoni, Trovadori d’Italia, p. 480. 

CLXIV. La menzione di Odoardo «re degli Inglesi», al v. 25, riporterebbe la composizione a dopo il 1274, nel quale anno quegli fu incoronato, o, al piú, a dopo il 1272, nel quale successe a suo padre Enrico III. Lo ZINGARELLI (Manfredi nella memoria di un trovadore, Palermo, 1908, nozze Bonanno-Pitré) la riporta per l’appunto a quest’epoca; e cosí pure, dopo di lui, il BERTONI (Trovad. d’Italia, p. 140). Senonché essa ha troppo manifesti caratteri di una poesia d’occasione per esser creduta scritta tanto tempo dopo la tragedia di Benevento. Opera di un «povero cavalière di corte» (cf. v. 20) col qual nome solevano spesso desigttarsi i giullari in Italia, essa esprime lo smarrimento della classe giullaresca al momento della perdita del protettore: cosí come fanno altri «compianti» provenzali (cf. i nn. XLIV, LXVII), ove i giullari si chieggono che mai sarà di essi l’indomani, e presso chi se ne andranno. I vv. 21–27 non avrebbero avuto piú senso, anzi avrebbero suscitato il riso, se scritti alla distanza di sei o otto anni dopo il luttuoso evento. E che l’autore abbia avuto l’intendimento di comporre un planh vero e proprio, non una sorta di rimpianto retrospettivo, è dimostrato da ciò, che, egli ha preso a modello quello composto da Gaucelm Faidit per la morte di Riccardo Cuor di Leone (Grundr., 167, 22), riproducendone lo schema metrico, le rime, e persino qualche frase. Di suo ha introdotto le personificazioni delle virtù cavalleresche e l’allusione alla nota leggenda del ritorno del re Artù, atteso da’ Brettoni. Dato siffatto carattere di attualità, non mi impressiona eccessivamente la menzione di re Odoardo. La poesia è conservata da un solo ms. (ché I e K non sono, com’è risaputo, che due esemplari di una medesima silloge), e noi troppo spesso vediamo, ne’ manoscritti, nomi di persone e di luoghi sostituiti gli uni agli altri, per escludere, di fronte a un cosí grave anacronismo, la possibile sostituzione del nome di «N’Aenric» con quello di «N’Adoart»: l’uno, sarà stato bene il re del tempo dell’autore, l’altro, quello del tempo del copista. In ogni modo, si tratta di cosa incerta. 

 

[IMATGE: vol 2, p. 235]

 

 

 

 

 

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