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Pasero, Nicolò. Guiglielmo IX. Poesie. Modena: S.T.E.M.-Mucchi, 1973

[CdT en procés d'incorporació]

183,005- Guilhem de Peitieu

 

Un procedimento che era centrale nel componimento I (metafora con soluzione: cavalli = donne) ricompare anche qui, ma in una diversa variante: non si ha una struttura in sé unitaria, che percorre tutto il testo, per risolversi solo alla fine; bensì una serie di considerazioni sull'amore carnale (sviluppate in forma apodittica, fino alla formulazione d'una «legge » in proposito), che in più punti si avvolgono di immagini metaforiche, ma solo allo scopo di esplicare enunciati « teoretici » 1.

La cobla introduttiva – da accostare, nella funzione retorica, a quelle di I e II 2 – prelude quindi a una aperta dichiarazione sulla materia trattata: dirai vos m'entendensa, de que es (v. 4) indica un'impostazione differente da quella del componimento sui « cavalli »; e difatti il primo degli elementi di seguito elencati (il cons) è senz'altro univoco (al massimo una pars pro toto), e pure gli altri (lo stagno, i malvatz homes) scoprono un eventuale doppio senso solo nel loro rapporto funzionale con la prima immagine (rapporto questo punto non ancora evidente). Appena si riconosce che il cons gardatz è il tema del componimento, risulta chiaro che l'accenno allo stagno senza pesci e quello ai vanagloriosi inconcludenti non sono altro che ridondanze del concetto: « un cons gardatz è ‘spiacevole’, come tutte le cose da cui non si ha nulla di concreto » 3.


Tali immagini riconoscibili come ridondanti sono significative per l'interpretazione: esse costituiscono dei punti in cui sotto il tessuto puramente informazionale può trasparire il sottofondo ideologico nel cui Zusammenhang opera l'autore 4. Nel caso presente, la parificazione del con al gore prima, ai malvatz homes poi, preannuncia la duplice tensione in cui questa pars pro toto compare: il cons (a cui tipicamente viene ridotta la donna) 5 ha da un lato aspetti chiaramente « naturalistici » (equazione cons gardatz gorcs ses peis), dall'altro implicazioni (indirette) con fatti sociali (equazione cons gardatz = malvatz homes).


Che tale tensione sia centrale nel componimento dimostrano i punti di forza successivi: la cobla 3 condanna l'uso di gardar con nel contesto del rapporto fra il dominus feudale e i suoi dipendenti (mesters, garda), ma senza accenni diretti alla duplice semantica di questo rapporto (servizio feudale e servizio amoroso) che è costitutiva della poesia cortese classica: qui i gardadors già comparsi nel componimento II sono tacciati di meschinità nei confronti del loro « signore » 6.


La cobla 4, cardine del componimento, enuncia la leis relativa al con, per dimostrare l'assurdità di custodirlo gelosamente (e la riferisce all'esperienza personale, confermando il tono « egocentrico » già chiaro fin dall'esordio) 7: la particolarità del con è che, con l'uso, esso s'ingrossa, contrariamente a autra res. I versi successivi a questo enunciato – che concentra in sè il « messaggio » del testo 8 – si orientano ora verso l'altra polarità: l'immagine degli alberi tagliati riprende quanto già accennato in quella dello staguo: la leis del con è una lex naturae, al con succede lo stesso che agli alberi del bosco, che ricrescono più numerosi dopo il taglio.


Qui si ha il punto in cui la tensione fra elemento naturalistico e implicazione sociale trova una soluzione: il seguito dell'immagine del bosco tagliato (cobla 6) dà difatti il punto di riferimento rispetto al quale la lex naturae relativa al bosco (e, mediatamente, al con) assume rilevanza: il senher (colui che possiede il bosco e/o il cons) non ci perde, se questo suo possesso viene impiegato per il fine «naturale ». In altri termini: solo l'adeguazione alle leggi della natura impedisce il danno economico che altrimenti si ha, nel caso del con gardat così come nel caso del bosco lasciato vegetare.


Di qui: quello che per il bosco viene descritto come conseguenza d'una omissione è per il con un chiaro peccato contra naturam. Come dire: gardar con è assai più grave che non lamentare la perdita immediata dovuta al disboscamente (v. 18), senza tener presente che, alla fin fine, il proprietario ci guadagna. Come sottintende la domanda retorica dei vv. 7-8, solo la morte sarebbe adeguata al « peccato originale » di chi per primo sottrasse il con al suo fine naturale (il peccato contra natura è difatti peccato mortale per eccellenza) 9.


La tradizione in cui s'innesta – certo non senza contraddizioni – questa concezione naturalistica del fenomeno amoroso è stata più volte analizzata, per ultimo dal Roncaglia a proposito del trobar naturau di Marcabruno 10: si tratta delia « problematica più viva nel pensiero di quei tempi », a cui risale anche la contrapposizione marcabruniana di un oggettivo ordo naturalis che è al contempo l'ordine morale - a tutto ciò che è a « contro natura »: « il nuovo erotismo galante che si diffonde nel mondo cortese, le teorie che cercano di giustificarlo con speciosi sofismi, i canti che lo celebrano con insinunate suggestione » 11.


Si avrebbe quindi anche qui in Guglielmo un richiamo a questa problematica: ma l'enunciato del testo lo colloca appunto nel campo opposto a Marcabruno, perché, per il principe-poeta, conforme a natura è proprio quell'amore carnale che viceversa la moralistica dell'epoca combatte, come degenerazione contra naturam 12. La tesi qui sostenuta da Guglielmo ha però in più un carattere di specifico materialismo (comune ai tre componimenti ai companho e presente anche, per es., nel devinalh, seppure in altra forma) 13: questo indica come, alla posizione che qui per comodità definiremo « cortese » 14, si intrecci - almeno alle origini - un filone più decisamente orientato a proclamare la legittimità assoluta dell'amore dei sensi. Guglielmo sostiene insomma una tesi che ne fa un ideologo avanzato di quei fals molheratz e quelle putas ardens qui son d'autrui maritz cossens, da Marcabrumo aspramente combattuti nel nome dell'etica religiosa tradizionale 15.


Il componimento sulla leis del con fornisce queste munizioni al partito che Marcabruno definirà della fals'amor con assoluta spregiudicatezza, giungendo ad invocare Dio a sostegno della propria tesi 16, e avvalendosi d'una argomentazione che conferisce al concetto di ordo naturalis dei teologi un accento esclusivamente mondano, diremmo quasi pagano 17. Significativo per questo suo pragmatismo è ancora l'immagine conclusiva del componimento, quella del senher del bosco, che no'n pert son comte ni sos ses: con un sorprendente corto eircuito, la necessità di non impedire la fruizione indisturbata del con viene riferita alla principale forma di rendita offerta dall'economia del tempo 18: quasi come per ricordare ai moralisti che - alla resa dei conti è la base economica che decide sulla validità di forme di comportamento sociale, e delle ideologie corrispondenti.
 

EDIZIONI PRINCIPALI: Jeanroy, III. – Holland-Keller, p. 12; L. Pollmann, in Neophilologus XVII, 1963, pp. 24-34 (con traduzione e commento); N. Pasero, in CN XXVII, 1967, pp. 19-29 (con traduzione e commento); U. Mölk, Trobar clus - trobar leu, München 1968, pp. 45-50 (con trad. e comm.); L.T. Topsfiield, in Neoph. Mitt. LXIX, 1968, p. 289-290 (con trad. e comm.).

 

METRICA: 6 coblas unissonans di 3 versi + 1 tornada di 1 verso. Schema: 1la 1la 14a (Frank, 1:3). Tornada: mutila (v. 19).


Rime maschili (-es/ eis: cfr. Commento linguistico, § 14).


Rime equivoche: 2:5 (pes: peis), 3:7 (res:reis). In realtà, non si tratta di vere e proprie rime equivoche, se non dal punto di vista della possibilità di rimare varianti combinatorie diverse (-e-:-ei-); la semantica resta distinta.


Cesure:
1) versi di 11 sillabe:
a) 7 + 4, cesura maschile: 9 casi (vv. 1, 2, 5, 7, 8, 10, 11, 14, 16).
b) 7 + 4, cesura all'italiana (o femminile): 3 casi (vv. 4, 13, 17).
2) versi di 14 sillabe:
a) 7 + 7, cesura maschile: nessun caso.
b) 7 + 7, (8 + 7), cesura epica: 6 casi (vv. 3, 6, 9, 12, 15; il v. 18 è difettoso, avendo solo 10 sillabe, ma il primo emistichio è chiaramente di 8 sillabe, con accento sulla settima: tála/).
e) v. 18: vedi b); v. 19: impossibile determinare la misura, ma eventualmente associabile al precedente, se si accetta l'integrazione reciproca.


Tenendo conto delle cesure, si possono osservare le rime interne: 7:8 (mon:con): 10 (: con; rima identica).


Si noti il richiama tailla 15/ tala 18, in posizione ritmica analoga; nonchè il richiamo (di tipo derivatiu) tailla 15/ taillatz 16, nelle medesime condizioni.


Le coblas 5-6 sono da considerare capfinidas: cfr. tailla, naison 15/ taillatz, nais 16.
 

 

 

 

 

 

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