Gli storici dell'economia hanno ripetutamente indicato quale rarità avessero gli artigiani nel Medioevo, e come solo lentamente si siano formati —all'interno dei rapporti di produzione feudali— gruppi di persone dedicantesi esclusivamente all'esercizio di attività specializzate1.
Il termine di «specialista» nel suo sviluppato senso moderno (quale è generato dalla divisione capitalistica del lavoro)2 non è forse il più appropriato a questo evoluzione: piuttosto sta in primo piano l’abilità professionale (la tedesca Kunstfertigkeit), la «maestria» nell'esercitare attività complesse, il cui risultato tangibile è un prodotto in sé compiuto3.
È su questo sfondo che si pone il reticolo di allusioni e metafore del testo in oggetto: la sua insistenza «egocentrica»4 sull’abilità dell'autore, sia nel poetare sia nel fare l'amore, si avvale di ricorsi sistematici a un mondo in realtà del tutto estraneo a Guglielmo: ma spesso egli prende come sfondo dei suoi testi altre sfere sociali, che —per la via della trasposizione o della parodia, o anche semplicemente attraverso la messa in contrasto fra realtà opposte— vengono poste al servizio degli enunciati della sua ideologia5.
Se di «maestri» si parla, anzitutto di maestri del mestiere poetico (cobla 1): e cioè dell'autore stesso, che —questa volta in esordio, altrove in conclusio6— si vanta apertamente di portar la flor in questo campo. Il vanto prosegue (variato) per tutto il testo, prima apoditticamente, poi esemplarmente (nell’aneddoto del «gioco dei dadi» delle tre coblas finali): si ha in sostanza una struttura di gab, come indica la «cerniera» fra le due parti (apodittica ed esemplare): pero no m’auzes tan gaber... (v. 43)7. A tale Leitmotiv si intreccia quello di un altro genere, del joc partit, o perlomeno di una sfida al gioco poetico, che offre al vanto un pretesto istituzionale, codificato, per manifestarsi: provocato al joc d'amor, Guglielmo si vanta di saper dare la risposta giusta, e la dà nella forma del gab che segue8, (Implicitamente insomma egli dimostra, già nell'abilità con cui maneggia le strutture poetiche, che il vanto esordiale va preso sul serio)9.
Il vanto —s'è detto— vien variato in tutto il componimento10: centrale è in esso il concetto del «sapere», nel duplice senso intellettuale e artigianale: oltre a ripetere come egli padroneggi il suo «mestiere», l'autore non si stanca di sottolineare le proprie capacità «critiche» (il saber triar)11. Quest’ultimo aspetto del vanto è importante, perché —come è stato osservato anche di recente12— esso si attua in strutture che sono speculari rispetto a quelle di un altro testo guglielmino, il vers de dreit nien: là una serie di no sai con antitesi, qui una serie di conosc, pur'essi seguiti da antitesi13. A differenza di altre interpretazioni, però, non vedrei nel testo una specie di palinodia del devinalh14, bensì appunto una sua variante «speculare», una nuova forma per contenuti sostanzialmente analoghi: il componimento Ben vueill que sapchon li pluzor riprende, secondo una struttura specifica (gab), la concezione affermativa e materialistica dell'amore presente in forma «dialettica» nel devinalh; e lo fa sviluppando esclusivamente una delle due polarità di quel testo, quella anche là riconosciuta, alla fine, come l'unica valida15.
La successione dei «vanti» è significativa: saper ben poetare, ben argomentare, ben comportarsi, ben fare l'amore. Il catalogo delle capacità concerne l'Io (posto come centro) nei suoi rapporti sia con l'élite degli ascoltatori sia con il partner erotico (l'amigua); i pluzor (v. 1) sono contemporaneamente solidali e potenziali avversari, così come lo è la donna nel gioco dei «dadi». Qui come là si ha un rapporto di sfida indissolubilmente legato a un sottofondo di convenzione, che presuppone «reciprocità»: fra gruppo e individuo (vv. 18-21; sels que s'azauton de mi / conosc assatz: / e atressi dei voler lur fi / e lur solatz), fra uomo e donna (vv. 52-54: «ieu revit vos a dobler!» - «Qui·m dava Monpesler / non er laisatz!»)16.
È difficile stabilire fino a che punto il tono polemico che si mescola all'enunciato del gab (specie nelle coblas 1, 4, 5, 6) si riferisca a una posizione opposta, espressa in altra sede, sui temi qui trattati17: certo è che —se si accetta il legame speculare con gli enunciati del devinalh— questa posizione non può che essere quella dell’idealismo cortese, sostenuta particolarmente dal partito dei clercs, con cui proprio sulla capacità di amare i cavalier conducono i loro débats18. Gioverà anche ricordare come l'esercizio dei mesters (nella realtà sociale) abbia a che fare più con i clercs che non con i cavaliers, che —in questa prospettiva— sono la classe destinata al declino19: forse (ma qui si tratta di ipotesi), l’insistenza di Guglielmo sul tema dei mestieri è un accenno polemico a tale situazione, quasi un ricordare che pure un cavaliers ha capacità «tecniche» (oltre a quelle delle armi), anzi le più sviluppate, specie in fatto di tecniche amorose20.
La distanza reale del mondo dell'autore da quello dei maestres è comunque il fattore esteriore che permette lo spensierato ricorso alla tematica del mester per argomenti come quelli qui trattati: gli accenni ripetuti all'apprendistato (vv. 22 ss.; 30 ss.; 39 s.) sono al servizio del consueto vanto, il processo del gazanhar son pa en totz mercatz (vv. 41-42) —costitutivo della categoria dei Wanderhandwerker21, non certo di quella dei cavalieri —è pretesto di scherzo: per l'autore, e per il suo pubblico solidale, insomma, si tratta solo e sempre di un «gioco»: gioco di società, gioco intellettuale, gioco erotico22. La posizione sociale di questa élite determina, in ultima analisi, anche il suo modo letterario di accostarsi alle sfere «inferiori»: anche in questo settore, strumentalizzazione o derisione23.
Notes al peu
EDIZIONI PRICIPALI: Jeanroy, VI. - Bartsch, Chrest.; Holland-Keller.
METRICA: 8 coblas doblas (schema: 8a 8a 8a 4b 8a 4b) + 1 tornada (8a 4b 8a 4b) + 1 tornada (8a 4b). Cfr. Frank 25:5. Rime maschili. Rima a: coblas 1-2 -or, 3-4 -i/-î/, 5-6 -a/-â, 7-8 -er; tornadas -er. Rima b: -atz (rima fissa).
Rima identica: 55:57 (tauler).
Rima identica: 55:57 (tauler)
Per le rime in -er delle coblas 7 ss., cfr. Nota linguistica, § 12, 2 e 4