Assieme a Pos vezem de novel florir (VII) e Ab la dolchor del temps novel (X), questo componimento è stato sempre catalogato sotto l'aspetto «cortese» di Guglielmo, quel lato cioè del «bifrontismo» del principe-poeta che più chiaramente s’inserirebbe nella tematica classica della poesia trovadorica: per riprendere le parole dello Jeanroy, «l’espèce d’exaltation mystique qui a pour cause et pour objet à la fois la femme aimée et l'amour lui-même était déjà désignée sous le nom de joi; l’hymne enthousiaste que le poète entonne en son honneur (IX) et qui est une des ses productions les plus réussies suppose naturellement l'existence de la chose et du mot»1.
Senza dubbio i temi immediati che questo componimento tratta e il tono che qui si palesa vanno distinti, per es., da quelli delle poesie ai companho. Un’analisi spassionata degli enunciati conferma però piuttosto l'unitarietà ideologica dei componimenti di Guglielmo sul tema dell’amore2, e limita il suo «bifrontismo» a un fatto di stile, di differenti «registri» e strutture insomma, che l'autore alterna entro i limiti di singoli testi, come nel complesso di tutta l'opera trasmessaci3.
Qual’è difatti il tema centrale di Molt jauzens mi prenc en amar? Ridotto all’essenziale, è il seguente: «il servire una dama, oggetto d'amore, è giustificato, se ciò viene contraccambiato dall'usufrutto dei vantaggi impareggiabili che da essa derivano». In altre parole: la donna amata può esser accettata come signore (midons), perché il dono del suo amore ha effetti determinanti per colui che lo riceve.
È quindi fondamentale per la struttura del testo il concetto del contraccambio4, nella cui forma sono presenti entrambe le parli in causa: non si ha solo «timore e tremore» dell’amante rispetto alla sorte del suo desiderio, si ha anche piena fiducia nella realtà della ricompensa5. Ancora di più tale ricompensa (il dono dell'amore, v. 37) è presupposto, e non semplicemente conseguenza del «servizio», come indica chiaramente la cobla 7, e come indica implicitamente la conclusio, che riepiloga l'unità dei due momenti6.
Ma riprendiamo dall'inizio del testo: già in esordio è presente la motivazione utilitaristica della lode dell’oggetto amato: al tema del joi (indice d'una situazione sentimentale soggettiva) segue senza soluzione di continuità (anzi con un richiamo formale esplicito)7 l'indicazione della impareggiabilità di questo. Non si tratto solo d'un invito generico (pannauralistico, come nei classici esordi stagionali)8, bensì proprio d'un'affermazione ben differenziata, sboccante appunto nel concetto di meils: autore dichiara di doversi «dirigere verso il meglio», perché questo «meglio» è il meglio assoluto.
Le due coblas successive sono tutte incentrate su questo concetto di supremazia del joi celebrato: al dilà di ogni vanto personale9, l'autore attribuisce all’oggetto amato vitalità e potere insuperati: e lo fa con due immagini naturalistiche che sottolineano il vigore dell’asserzione10: aquest joi dà frutto più di ogni altro che fiorisca (si noti: non solo fiori, ma frutto) e risplende come il sole sopra ogni altro. E ancora: un joi pari a questo è inimmaginabile (vv. 13-15), è impareggiabile (v. 16), e cantarne adeguatamente le lodi non è breve impresa (vv. 17-18).
Questa esaltazione del joi specifico non è certo fine a se stessa: essa è un preludio che serve a giustificare un fatto «eccezionale»; il «servizio» che il poeta intende (eventualmente) prestare alla donna amata. Subito sotto all'expolitio del tema dell’incomparabilità del joi compare il termine-chiave midons, ancora però all'interno del tema medesimo: alla «signora» del poeta devono anzitutto sottomettersi tutti gli altri oggetti d'amore (un altro modo di dire: essa è incomparabile).
Il tema del servizio non è però ancora centrale, perché prima viene introdotto un altro concetto, che sviluppa quello dell’incomparabilità del joi in senso più concreto, più rispondente all'utilitarismo sopra accennato: dopo la lode generica vengono i «poteri» della donna amata, e questo elenco viene preceduto e seguito da una descrizione degli effetti «magici» che derivano dal suo possesso: qui·l joi de s'amor pot sazir ne avrà lunga vita, il suo spirito e il suo corpo non invecchieranno (vv. 23-24 e 32-36). Queste affermazioni incorniciane una cobla dedicata alle virtutes procedenti dalla donna: anzitutto i suoi poteri taumaturgici per il corpo e per la mente11, poi quello di far vilaneiar el plus cortes ed encortezir el totz vilas (vv. 29-30): piano fisiologico, piano psicologico e piano sociale sono ugualmente interessati da questa onnipotenza del joi, di cui la donna è depositaria. Nella cobla 6, infine, viene riassunto quanto precede: poiché la donna è impareggiabile, Guglielmo la terrà per sé12, per godere dei suoi effetti positivi per anima e corpo.
Solo a questo punto diventa centrale l'altro momento (il «dare» da parte dell’amante), dopo che il testo ha lungamente insistito sui vantaggi dell’«avere». La cobla 7, che si diffonde sui doveri dell'amante, sta sotto il segno di un'ipotesi da verificare: si·m vol midons s'amor donar —dichiara Guglielmo— sono pronto a far ciò che a lei piace, a lusingarla, a lodarla, a cantarla, e a fare quanto ancora rientra nel canone dell’obbedienza cortese. Anche la conclusio —come si è detto— considera la complementarietà dei due momenti: l'atteggiamento timoroso dell’amante rispetto a sidons (sottolineato certo per motivi tattici) non gli impedisce di affermare la giusta soluzione: ela·m deu mon meils triar / pos sap c'ab lies ai a guerir13. Ricompare qui il meils dell'esordio, non più come la meta fissa verso cui si muove l'amante (dei, si puesc, al meils anar, v. 4), ma come interesse che accomuna i due partner nel suo movimento14.
In questa prospettiva, il «servizio d'amore» e la lode della amata —nonostante l'apparente sublimazione «cortese»— non testimoniano di un Guglielmo «idealista», da contrapporre a quello dei componimenti «realistici». Piuttosto si potrebbe parlare qui d'una sorta di «materialismo cortese», di una trasposizione dell'ideologia fondamentalmente materialistica di Guglielmo in un diverso medium: il suo atteggiamento affermativo e possessivo nei confronti dell'amore si esprime qui in forma certo più sublimata che nella leis del con o nella descrizione delle avventure erotiche, ma non ne viene annullato o vanificato. Leitmotiv dell'opera di Guglielmo non è il motivo del desiderio che si sa inappagabile15, bensì quello del desiderio che va appagato e può venire appagato, vuoi in virtù del potere derivante da una posizione di supremazia sociale, vuoi entro i compromessi delle regole d'un gruppo ristretto, pur sempre di privilegiati16.
Notes al peu
EDIZIONI PRINCIPALI: Jeanroy, IX. - Appel, Chrest., nº 11; Bartsch, Leseb., p. 45; Holland-Keller; Berry, p. 36; Hill-Bergin, p. 7; Roncaglia, 25 poesie, p. 14.
METRICA: 8 coblas unissonans. Schema: 8a 8b 8b 8a 8a 8b.
Rime maschili, Rima a; -ar; rima b: -ir.
Tutte le parole in rima sono degli infiniti, eccetto dezir 14, consir 15, esgar 22, car 41, s'azir 44.
Rima equivoca; sazir 24; s'azir 44 (rima cara).
Rima identica: 16:31 trobar (tutto il corpo del verso è omologo).
Lo Jeanroy, p. xvi, divide lo schema delle coblas in abba ab; lo schema logico della maggior parte è però continuo (cfr. 2, 5 ecc.) e si oppone alla bipartizione 4+2.
Si notino gli enjambements 13-14 (faissonar/cors) e 20-21 (obezir /midons).