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Pasero, Nicolò. Guiglielmo IX. Poesie. Modena: S.T.E.M.-Mucchi, 1973

[CdT en procés d'incorporació]

183,001- Guilhem de Peitieu

 

Consuetudini di lettura poetica formate su testi romantici hanno fatto concentrare l’attenzione degli interpreti di questo componimento sulla cobla contenente la similitudine del biancospino: «simbolo dell’amore invincibile», che esce indenne dalle avversità di un ambiente ostile, quest’immagine ha messo in ombra il resto del testo, impedendo così che se ne valutasse il significato globale.

Eppure i legami della cobla «poetica» con il resto sono palesi: la situazione del componimento è quella —tradizionale— dell’amante in litigio (guerra) con la dama; questi scarica la responsabilità del dissapore sui soliti maldicenti (i lauzengiers del motivo tradizionale), il cui estraing lati ha provocato la separazione, che egli spera temporanea. Egli attende perciò —in ansia— una rapida soluzione (fi) del dissenso, a lui favorevole (com eu deman), e ricorda che ciò avvenne già una volta (enquer me menbra…). La riconciliazione sarà, per i due amanti, ciò che il sole mattutino è per il delicato fiore, dopo i rigori della notte: l'endeman del biancospino corrisponde al mati della riconciliazione; il sole dona nuova forza e calore, così come la donna amata dona all’amante un don tan gran: sa drudaria, suggellando il rinnovato accordo con Fanello, noto oggetto simbolico1.

Il tema del componimento è insomma quello di una «canzone di riconciliazione». La sua struttura risente però di una concezione specifica del rapporto amoroso, di un'idea quasi fatalistica delle leggi che governano questo rapporto: si sarebbe tentati di sottintenderle addirittura elementi di un rito di scongiuro. Se l’evocazione di un avvenimento passato per invocarne la ripetizione (cobla 4) è di per sé un fatto rituale (si pensi alla Messa), allora la simbolica del biancospino trapassa a formula magica, antidoto dell’estraing lati dei nemici dell'amore, il cui sottile veleno ha corroso i centri vitali dell’amante (il cor), attraverso il distacco dalla metà amata, ora separata dall’entelechia.

Certo, non occorre andare tanto in là: ma è innegabile l'impressione che una forza monotona e irreversibile determini la dinamica del testo: non solo in toto, ma anche nelle sue parti esteriormente delimitate (le coblas), questo «cade» verso un unico punto di gravità, che è l'idea della fi, della soluzione, della soddisfazione del desiderio (primariamente sessuale), quale è espresso nell’ultimo verso: nos n'avem la pessa e·l coutel. A questo punto tende il movimento generale, dopo il girare e rigirare delle coblas, nelle quali ogni volta si avanza la medesima idea, per poi riprenderla un poco più oltre nella cobla successiva2.

La retorica di scuola parla, per simili strutture, di anadiplosis concettuale (qui intorno al concetto: «nonostante gli ostacoli, otterrò ciò che mi spetta»); tale ripetizione variata viene disposta a sua volta secondo uno schema abbastanza evidente di sviluppo (gradatio), che in questo caso va verso modi d'espressione sempre più univoci. Al precetto generico iniziale (la sententia dei vv. 5-6) segue una prima personalizzazione e precisazione (tema del dubbio e della sperata soluzione: cobla 2); poi si riprende con il paragone della cobla 3 (che è anche metafora), a cui segue un complesso di invocazione-evocazione che anticipa «magicamente» —nel senso sopra accennato— la riunione agognata, descrivendone, con un'espressione a più sensi3, l'atto immediatamente percepibile (cobla 4, immagine del mantello); la chiusa concretizza ulteriormente l'idea del possesso amoroso, e ciò proprio con una metafora proverbiale.

Il gradualismo dell’assieme non procede dunque seguendo una linea ininterrotta, bensì si avvale d'un ritmo quasi ciclico, la cui misura è quella dell'insistenza su un concetto unico e centrale. Quella «variazione su tema obbligato», che viene solitamente riferita a settori più ampi della produzione poetica provenzale, cioè a più componimenti, si attua qui nello spazio di un unico testo, con tecnica che troverà numerosi seguaci4.

Riguardo al sottofondo ideologico del testo, d'altra parte, si possono fare ancora alcune osservazioni: il possesso amoroso viene descritto come un fatto naturale, di per sè inevitabile, che solo chi parla estraing lati è incapace di riconoscere. In tale quadro rientra l’esordio stagionale (che ha lo stesso «giro» anche altrove, per es. nella canzone VII), come pure e ancor più direttamente la cobla del biancospino: la venuta dell'endeman, a cui si riferisce mediatamente il ripristino della pace amorosa, è difatti il fenomeno naturale che garantisce la maggior certezza, qualunque sia stata la notte. Anzi, tale certezza si estende poi alla cobla successiva, limitata solo dalla diversa articolazione dei «tempi» del fenomeno del rapporto amoroso rispetto all’avvicendarsi del giorno e della notte: il punto di differenza non è già relativo al ritorno dell'accordo, bensì al fatto che lo spazio intercorrente fino al prossimo mati dell’amore non è cosi esattamente misurabile, anche se il ritorno della «luce» è pure qui una certezza (come conferma il fatto che esso sia già avvenuto una volta). L'invocazione a Dio, perché conceda vita fino al nuovo abbraccio, si pone in questa logica: potrebbe difatti darsi il caso che l'assenza della «luce» duri così a lungo da superare i limiti temporali della vita umana5.

Presupposto di questa estrapolazione alla vicenda amorosa di un processo naturale quale l’avvicendarsi del giorno e della notte è —anche se non immediatamente— la fiducia nella normatività di un sistema di rapporti interpersonali (in senso stretto, intersessuali). La relativizzazione di tale fiducia si collega con la riduzione della legge naturale al microcosmo umano, sottoposto —in quanto ordine inferiore— al placet divino (vv. 23-24). La cobla che sviluppa la contraddizione (non antagonistica) fra inevitabilità dell’accordo amoroso e suo condizionamento temporale (cobla 4) permette appunto di scorgere, negli elementi tipici della metafora di cui si serve, un legame fra tale forma mentis e le norme che regolano il modo d'essere sociale dell'autore e del pubblico6: si ha in essa, per usare la terminologia di Walter Benjamin, un dialektisches Bild7. Difatti il contrasto fra i due amanti è descritto come un caso di conflitto, esprimentesi nella rottura del patto (feudale), che può venir risolto da un accordo, esprimentesi nella cerimonia di rinnovo di tale patto fra superiore ed inferiore8. Anche Ia cobla successiva conferma il procedimento: riprendendo «specularmente» il motivo della indignatio —altrove posto direttamente in apertura del discorso9—, essa lo costella di segnali rinvianti alla problematica politico-sociale: l'esistenza di un Bon Vezi è legata dialetticamente alla quiete feudale, alla conservazione di un equilibrio di forze nel sistema; al tentativo verbale di seminar discordia (estraing lati...) si oppone qui la certezza dei fatti, la riconferma dello statu quo, potenzialmente «in ordine». A questo punto il cerchio si chiude, e l'amore passa —almeno tendenzialmente— dal momento dell'attesa dubbiosa a quello della sicurezza materiale (metafora economica dell'ultimo verso): tale passaggio è tendenziale, perchè l'esprimere fiducia nel possesso è qui mossa tattica, provocata dalla politica degli avversari, e l’ultima parola «strategica» rimane ad istanze superiori.

La trama di allusioni sottesa al componimento, che pare diradarsi solo nella parte finale, è quindi un segnale (contrassegno) della mediazione fra vicenda individuale, esistenziale (rapporto amoroso, anche se parzialmente codificato) e contesto sociale: tale mediazione si serve dell'alternativa fra richiamo alla regolarità degli eventi naturali e richiamo alla storicità —e quindi relatività— di taluni fenomeni sociali (conflitto, consenso). Tutto il testo è tenuto in movimento dalla dialettica fra assoluto (naturale) e relativo (sociale), che già si accenna in apertura (cobla 1) e offre il tema da variare in seguilo.

Nella scelta del tema e del linguaggio —senza voler sollevare qui il problema del grado d'intenzionalità di tali scelte— si ha una interessante coerenza. Senza semplificare indebitamente la problematica del motivo trattato (come avviene per es. in testi posteriori, già «canonici»), il testo tien conto sia del valore individuale della vicenda, sia della sua esemplarità all'interno d'uno schema di rapporti intersoggettivi, storicamente determinabile. Gli elementi significativi nel tessuto metaforico del testo sono dei punti d’illuminazione che permettono all’analisi micrologica di meglio afferrare il movimento di tale dialettica nel concreto d'un prodotto letterario. Si ha qui insomma un esempio di «interiorizzazione testuale»10 della concezione affermativa dell'amore di Guglielmo, del suo «materialismo cortese».

Notes al peu

 

   EDIZIONI PRINCIPALI: Jeanroy, X. - Appel, Chrest., nº 10; Bartsch, Lesebuch, p. 47; Bertoni, p. 27; Cavaliere, p. 5; Gentile, p. 85; Hill-Bergin, p. 9; Piccolo, p. 7; Riquer, p. 27; Roncaglia, 25 poesie, p. 20; Roncaglia, Pagine; Viscardi, p. 19.

   METRICA: 5 coblas. Schema: 8a 8a 8b 8c 8b 8c (Frank, 190:2). Rime maschili.

   Coblas 1-2: rima a -el, b -i/î, c -an; coblas 3-4-5: rima a -i/î, b -an, c el.

   Rime equivoche: 1:20 (fi; cfr. XI 28:32); 3:25 (lati). Si noti l'enjambement 2-3 (li aucel/chanton).

 

 

 

 

 

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