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Boni, Marco. Sordello, Le poesie. Nuova edizione critica con studio introduttivo, traduzioni, note e glossario. Bologna: Palmaverde, 1954.

236,012=437,038- Guilhem de la Tor

 

C) «PARTIMEN»


XV

(PARTIMENS CON GUILHEM DE LA TOR)

 

Le relazioni fra i nove mss. (che praticamente si riducono a otto, poiché Dc ci conserva soltanto due versi), sono assai complesse, e si possono determinare solo in modo assai approssimativo, specialmente a causa delle contaminazioni fra i vari rami della tradizione, che dovettero avvenire nel corso delle numerose trascrizioni che vennero fatte di questa lirica, la quale fu certo una delle più divulgate tra quelle del trovatore di Goito.

Sicuramente affini tra loro sono i mss. A D I K, che mancano tutti del v. 17 e tralasciano tanh al v. 70. Entro questo gruppo appaiono legati più particolarmente fra loro D I K, i quali hanno tutti e tre nazalaiz o nazalais al v. 70; e nel sottogruppo si distingue naturalmente la consueta coppia I K, caratterizzata in modo nettissimo dalla lezione nacusina al v. 68. Però al v. 68 A D concordano nella lezione nagneseta (naineseta), che sembrerebbe non originaria [cfr. la nota al v.]; sì che bisognerebbe ammettere, almeno in questo punto, una collazione in A o in D, oppure una collazione in senso opposto nella fonte comune o in altro ascendente di I K.

Un altro gruppo sembra costituito da G Q, soprattutto per i vv. 22, 25, 45: il che è in armonia con le conclusioni del BERTONI circa le prime sezioni di questi due mss., e in particolare circa le carte contenenti le tenzoni (cfr. le introduzioni del Bertoni alle edizioni di Q e di G, specialmente alle p. XXXIII e seg. della prima e p. XXXVI e segg. della seconda; e cfr. quanto aveva già in proposito osservato il GRÖBER, Die Liedersammlungen der Troubadours, in Romanischen Studien, II, 1877, p. 545 e segg.). II gruppo G Q, come già ebbe a osservare il DE LOLLIS, ibid., p. 121, parrebbe legato a D I K, coi quali ha in comune le lezioni chai (v. 19) e auenir (v. 30) — delle quali la seconda è particolarmente significativa, perché è certamente un errore, in quanto genera un’ipermetria —, a cui si può aggiungere il fariaos o faria os del v. 24, non considerato dal De Lollis, sicuramente erroneo, che è in D G I K e si intravvede anche nel faria los di Q (il quale forse è un tentativo di emendamento). Ma è difficile stabilire in che modo G Q si leghino a D I K. Si può, riprendendo in parte una idea del De Lollis, avanzare con le debite riserve, tenuta presente la divergenza tra G Q e D al v. 68, l’ipotesi che G Q risalgano per vie più o meno dirette a un ms. affine a I K. Però è necessario ammettere in G una contaminazione — non sappiamo bene in che direzione — almeno al v. 17, che esso ci tramanda, mentre manca in A D I K, e al v. 70, ove ci dà il tang che in A D I K è stato tralasciato. Mancano elementi per definire la posizione di E e di N. Il De Lollis vorrebbe far discendere anche E N da un codice affine a I K, ma tale opinione mi sembra molto discutibile, in quanto si fonda sulla persuasione che il ricordo di Cunizza al v. 68 rappresenti una alterazione del testo originario, cosa che io ritengo assai dubbia (cfr. la nota al verso). Comunque, se si ammette che ai v. 68 e 70 E e N conservino la buona lezione, si deve concludere che non vi è tra E e N nessuna concordanza che possa far pensare a una loro prossima parentela e alla loro costituzione in gruppo. Quanto a Dc, i due versi che il ms. conserva parrebbero, stando alla lezione del v. 30, essere stati attinti a un ms. assai vicino ad E: ma è ovvio che, data l’esiguità del testo, non può trattarsi che di una ipotesi da proporre con le dovute riserve.

Date queste molteplici incertezze, e per l’impossibilità di individuare la direzione delle collazioni, ritengo sia più prudente non fissare uno stemma.

La citazione del Barbieri (χ), attinta al «Libro di Michele», non offre nulla di particolarmente interessante. Per certe forme e certe grafie (v. 1 e 6 amicx, v. 3 c’a lur, v. 8 cal, v. 10 d’aiso) sembrerebbe dare un testo affine a E; ma da E diverge in altri punti (fra l’altro dà il v. 7, che in E è omesso). La lezione più notevole è Pres al v. 7 in luogo di apres.

Nonostante le incertezze nella classificazione dei mss. la costituzione del testo del partimen non presenta problemi gravi, poiché non vi sono — salvo che in Q ove però il rimaneggiamento è evidente — divergenze notevoli. Ho seguito nella grafia D, essendo A mancante della cobla quarta.

Il partimens venne certamente scritto in Italia, come indica chiaramente la menzione ai v. 62-63 — concorde in tutta la tradizione — di Adelaide di Vidaliana o di Viadana (cfr. la n. ai versi). Se si ammette che, come mi par verisimile, la lezione na Cuniza sia la lezione originaria (cfr. la n. al verso, e cfr. Introduzione, p. XXVIII e seg.), la lirica sarà da considerarsi composta quando i rapporti tra Cunizza e Sordello erano ancora buoni, cioè prima del matrimonio di Sordello con Otta di Strasso e forse, come è lecito supporre (poiché qui Cunizza è ancora per Sordello, come ha giustamente osservato l’UGOLINI, La poesia prov. e l’Italia, p. XXXV, «la nobile dama vagheggiata a forma de solatz») quando Cunizza era ancora a Verona presso Rizzardo di San Bonifacio, cioè prima del ratto (verisimilmente da collocarsi, come si è visto, nel 1226).

Schema metrico: a’7 b7 a’7 b7 c7 c7 d7 d7 e7 e7. Sei coblas unissonans e doppia tornada (cfr. p. CXLVII).

 

 

 

 

 

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