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Bertoni, Giulio. I trovatori d'Italia. Modena: Editore Cav. Umberto Orlandini, 1915.

265,002=310,001- Joan d'Albuzo

Per le allusioni e per la data di questa preziosa tenzone, rimandiamo alle pp. 62-63 di questo volume.
 
1. Interessante d'un sognie che dipende da esplanez. Ci si aspetterebbe un sognie; ma avremo un de che avrà una funzione sintattica comparabile a quella che gli spetta in molte poesie popolari alto-italiane, p. es. pianteremo d'ôn bel fior; t’hoo portaa d'ün bel cestin; gh'ha donato d'on bel libretto, ecc. ecc.
 
4. Totz lo sogni'es. Il ms. ha: tot lo seigles, che il Crescini (p. 354) accoglie, correggendo soltanto tot in totz e seigles in segles (Totz lo segl'es); ma non parmi risulti un senso chiaro da questo passo. Il Raynouard (Choix, V, 236) stampò Tot los eigles. Ma che cosa significa ciò? La mia proposta rischiarerebbe il verso, se non le ostasse il fatto che tutto il sogno non consiste unicamente nell'aquila, poichè poco dopo è questione anche d'una nave (v. 19). È, però, vero che «tutto il sogno è» può intendersi presso a poco che «la parte principale del sogno consiste» in un'aquila, che veniva, ecc.
 
13. tort ni colpa. Due termini che vanno volentieri accoppiati. Cfr. Peire Vidal: ses colp'e ses tort, qu'eu no l'ai (Ges del ioi str. I; Anglade, p. 6).
 
14-15. de lui è, più che altro, un'anticipazione di segner (al v. 16) secondo un uso sintattico ben noto. Non si tratta tanto di «difendersi» quanto di non potere sottrarsi alla sua signoria (del tot segner non sia).
 
16. del tot «completamente, interamente». Cfr. Arn. de Mar. Aissi cum selh: Per qu’ieu·m sui del tot a vos donatz. Marie de France (II, 417): E n'erent pas del tut perit. Locuzione ben nota; ond'è inutile dare altri esempi.
 
20. Mi viene il sospetto che questo verso abbia subito qualche ritocco da parte di un copista e che nell'originale si avesse: qe dir om non poiria; ma anche quale è, il verso può stare.
 
22. buffa·l foc. Ci si aspetterebbe un imperfetto, ma il poeta fu costretto dalla tirannia del verso ad usare un presente storico. Non sarebbe impossibile pensare a uno di quei perf. in a, di cui ho parlato in altro luogo (p. 170).
 
25 sgg. L'aggiunta [vitz] è dovuta al Crescini, Man. 2, 354. Il Levy, Liter., XVI, 232 vorrebbe emendare così il passo: Joan, l'aura qe tan fort[men] ventavaEl gran[z] tesaur[s] qe mena en LombardiaL'emperaire e la naus qe·l [foc] portavaEs la granz ostz, ecc. Egli vedrebbe dunque in El del v. 26, non già en lo, ma es lo. A me questa crasi pare veramente troppo forte, tanto più che il passo si presta ad altra interpretazione.
 
43. Qan s'er veniatz. La correzione è del Levy, Literat., XVI, 232.
 
45. altri. Per il plur. in i in ant. provenzale, vedansi: Meyer, Romania, XIV, 291; Thomas, Rom., XXXVI, 362.
 
46. Crescini ha lo deuran. Correggo: los, riferendolo a guierdon gran (v. 45).
 
52. Non credo occorra correggere, col Crescini, poder in poders. Il verbo creis può essere preso qui in senso attivo. Il soggetto è Dio, il quale «cresce, aumenta» la potenza dell'imperatore. Esempi di creisser usato transitivamente non mancano in antico provenzale. Mi basterà ricordare: Guir. d'Esp., Dona, vv. 31-31: e·ill beleza creis valor (il ms. ha valor, non valors, come ha l'Appel, Chrest. 4, 88); G. de Bornelh, Lo doutz, 22-23: que·l capdel e·l cresca; G. de Saint Leidier, Ben chantera, str. IV: e qi mais creis son pretz e sa onor.
 
53. ço ... q'es benestan «Ciò che conviene, ciò che è aggradevole». Tale è il senso che ha benestan. Coulet, Montanh. Gloss. s. v.; Salv. de Grave, Bertr. d'Alam., p. 133.

 

 

 

 

 

 

 

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