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Bertoni, Giulio. I trovatori d'Italia. Modena: Editore Cav. Umberto Orlandini, 1915.

290,001a- Luquet Gatelus

Il Rajna (Studj di fil. rom., V, 48) trovò a frammenti questo componimento nel ms. r attribuito a L. Cigala. Pubblicandolo, egli non ne pose in discussione l'autenticità. Ora, il poco affidamento che dà il ms. r, il quale attribuisce, ad es., una tenzone fra Aim. de Peguilhan e Gaucelm Faidit, in cui i due interlocutori ripetutamente si nominano, a Gui d'Uisselh, e d'altro lato la ben maggiore autorità del ms. a ci permettono di togliere questo componimento a L. Cigala (fra le cui poesie si trovava a disagio, come senti il De Lollis, Sord., p. 67) per accrescere lo scarso bagaglio di L. Gattilusio. La composizione del nostro sirventese cade fra il 1261 e il 1273 (Rajna, pp. 34-35). Baldovino II, detronizzato sino dal 1261 dal Paleologo, s'era prima rivolto a Manfredi; ma poi, dopo la disfatta e la morte dello Svevo non aveva esitato a intendersi con Carlo d'Angiò, il quale segnò a Viterbo il 27 Maggio 1267 un trattato col quale prometteva di far guerra a Michele Paleologo (Del Giudice, Codice diplom. di Carlo I e II d'Angiò, Napoli, 1869, II, 30).
 
5-6. È un proverbio. Cfr. (Rayn., Lex. rom., IV, 629): Pueis poirion dir: de folh — Apren hom sen. Peretz, Altprov. Sprichwörter, in Rom. Forschungen, III, 444; Cnyrim, Sprichwörter, pp. 39-41.
 
11-12. Per l'esatta traduzione di questi versi, vedasi Crescini, Giorn. stor. XLVII, 347.
 
17. Poilla. Il ms. a ha posta, che non pare abbia alcun senso, perchè non si conosce un luogo di questo nome che possa essere stato preda di Carlo d'Angiò. Jeanroy ha proposto la correzione, che accetto, in Poilla scrivendo (Ann. du Midi, XIII, 88): «le poète détourne Charles d'Anjou d'abandonner la proie pour l'ombre; la proie, c'est la Pouille (si ma correction du v. 17 est juste); l'ombre, ce serait la vicairie de l'Empire; il s'agirait de chercher à quel moment Charles d'Anjou a songé à se faire octroyer par Baudouin II le titre de vicaire imperial. Je soupçonne qu'il y a ici une allusion au traité de Viterbe (printemps 1270) par lequel Charles, en échange de la promesse d'un corps de troupes, recevait de Baudouin l'investiture d'une quantité de fiefs dans les domaines conquis et à conquérir, et qui semblait en effet faire de lui une sorte de vice-empereur».
 
24. È da notarsi che avenir è qui adoperato senza a. Si sa che la locuzione esatta è aven a. Per es., Folq. de Mars., ediz. Stroński, V, 1: En chantan m'aven a membrar.
 
29-32. Per il senso di questi versi, si vedano le osservazioni del Crescini, Giorn. stor. cit., XLVII, 347. Restanmi parecchi dubbi circa il senso di prendre la votz «accogliere la voce, prendere il consiglio».
 
37-40. Il Crescini, Giorn. cit., p. 347 avvicina a questo passo alcuni versi dell’ensenhamen d'onor di Sordello: Qui vol saviamen regnar — Obs l'es totz temps deia portar — Una balanza en son coratge — Per mels conosser l'avantage — De las fazendas; quar soven — Aurez de doas res talen — A far, que leumen non podez — Conosser qual melz far devez (De Lollis, Sord., p. 207; Crescini, Man. 2, 51, 53 sgg).
 
42. ses cor, «uomo senza cuore» cioè innamorato, in quanto, secondo un concetto assai frequente nella lirica cortese, il cuore è imprigionato nel corpo dell'amata. Vedasi la nota al testo XXI, 4.

 

 

 

 

 

 

 

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