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De Bartholomaeis, Vincenzo. Poesie provenzali storiche relative all'Italia. Volume primo con ventiquattro silografie. Roma: Tipografia del Senato, 1931

[CdT en procés d'incorporació]

323,011- Peire d'Alvergne

7. Oltre a Peire Rotgier, i trovadori e giullari berteggiati da P. d’A. sono: Giraut di Bornelh, Bernardo di Ventadorn, un Limosino di Briva, Guglielmo di Ribas, Grimoaldo Gausmars, un Peire de Monzo (o Peire Bremon lo Tort, v. n. II), Bernardo di Saissac, un Rambaldo, Eble de Sanha, Guassalbo Roiz.

15. Cossezen] Il dodicesimo de’colleghi presi di mira da P. d’A. è un «vecchietto Lombardo» di nome «Cossezen». Uno de’ mss., z, ha, in luogo di «us veilletz», «uns Willelms». Con tutta probabilità questo nome è venuto su dalla falsa lettura o dalla falsa interpretazione, da parte del copista, della parola veilletz dell’esemplare. Infatti, che qui non sia possibile la presenza di un nome personale è provato dall’articolo indeterminato «us» che lo precede. P. RAJNA (op. cit., pp. 77 sgg.) credè doversi ravvisare, nella forma del nome «Cossezen», un dialettalismo emiliano: qualcosa come Cosicino; sicchè emiliana sarebbe stata l’origine di questo che viene ed essere il più antico degli Italiani che si ricordi avere scritto in rima volgare. Per aver lanciata contro i suoi «vicini», cioè i suoi conterranei (nel senso etimologico da «vicus») Lombardi l’accusa di codardia, secondo l’affermazione di P. d’A., egli doveva essere stato, sempre giusta l’escogitazione del Rajna, un cantore civile, erettosi, al tempo della lotta fra i comuni Lombardi e l’imperatore, di contro al Barbarossa, per incitarli contro di lui. Gli ignoti sirventesi di Cosicino sarebbero stati lanciati pertanto prima della vittoria lombarda a Legnano (29 maggio 1176). Così fatta ipotesi non regge, principalmente per ciò che essa si fonda sopra un’altra ipotesi, sottintesa: che, nel sec. XII, fosse già seguito nel volgare emiliano quel fenomeno fonetico di nasalizzazione di -in in -eu, che la stessa lingua francese non conobbe se non assai più tardi. Il che non è credibile e in ogni modo non documentabile. Il CRESCINI (1 nota cit., p. 786) ebbe facile giuoco nel combatterla. A mio credere, il nome «Cossezen» è il nome personale italiano «Cossidente», venuto dal partiticipio presente del verbo «considere», che nel medio evo ebbe vari significati (cf. DUCANGE, s. v.), alla stessa guisa che da «defendere» venne «Defendente», da «manere», «Manente» (cfr. il gentilizio Manenti, largamente diffuso in Lombardia e nel Canton Ticino) &c. Esiste oggi in Basilicata il gentilizio «Cossidenti». In provenzale, «Cossidente» non poteva esser reso altrimenti che nella forma «Cossezen», e veniva a coincidere col participio presente del verbo «cossezer» avente il significato di «piacente», «piacevole» e simili. Il CRESCINI (1 nota cit., p. 789 sgg.) ha sagacemente e giustamente riconosciuto, in questa cobbola dedicata a «Cossezen», il succedersi di tutta una serie di antinomie con cui P. d’A. fa la caricatura del suo collega italiano. «Lombardo» questi è di sicuro: di nazione e fors’anche di mestiere, in quanto i «Lombart» esercitavano i mestieri di cambiavalute, di commercianti &c. A’ suoi «vicini», cioè probabilmente agli altri «Lombart» residenti in Occitania, «Cossezen» suol dare de’ «codardi». Senonchè egli è, a sua volta, tutt’altro che un eroe: è mingherlino di persona e facile a lasciarsi prendere dallo spavento. Compone bensì delle canzoni dalla melodia fragorosa, «gagliarda», ma le parole di queste sono «marrane» e «bastarde»: marrane, perchè insincere, com’erano i marrani, cioè que’ marabutti, mussulmani o ebrei di Spagna, che si facevano cristiani, ma persistevano privatamente nella fede pubblicamente rinnegata; bastarde, perchè non di schietta lingua provenzale, quali potevano essere le parole di uno straniero. E costui si chiamava «Cossezen», cioè, per una contradizione che solo l’orecchio provenzale poteva cogliere e per un giuoco di parole sapientemente combinato dal trovadore ingegnoso, «il piacevole», l’ «aggradevole» e simili!

 

 

 

 

 

 

 

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