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156,II

Italiano
Paolo Squillacioti

[1-13] Signore Dio, che creasti Adamo, e mettesti alla prova la fede di Abramo e degnasti di prendere carne e sangue per noi, tanto fosti umile e franco, poi rimettesti il tuo corpo al martirio, per cui nella mia persona pensandoci ritengo che compisti cosa di grande umiltà, secondo la tua alta podestà; Dio Gesù Cristo, figlio di Maria, Signore, indicami la dritta via e non guardare le mie mancanze e riconducimi sul dritto cammino.   [14-24] Ormai conviene che io mi scopra tanto sono stato in cattiva opera: sempre amai grande avarizia e tenni il mio cuore nella cupidigia, volentieri raccolsi intorno a me e non tutto in buona fede, volentieri accumulai le cose altrui e non guardai né quale né di chi, e fui sempre di malanimo e sostenni opera di demonio, quando mi venne in cuore di allontanarmene e di servire te, vero Dio.   [25-30] Il peccato mi piace, perché mi rinfresca, perché è per me più dolce del miele e del favo, e mi riconduce al calore che mi è sgradito e doloroso, tanto mi opprime il peccato mortale se tu, vero Dio, dunque non mi vieni in soccorso.   [31-34] Tanto è cocente il male che mi tocca che non lo posso descrivere con la bocca, né medico mi può aiutare se tu non mi aiuti per la tua benevolenza.   [35-42] Glorioso Dio, per tua grazia, solleva il tuo volto su di me e osserva il grave travaglio che mi incalza e mi assale; perché i miei peccati non sono enumerabili, tanto che io temo che la morte mi opprima, perché i miei peccati sono troppi e il tuo consiglio mi è davvero di grande necessità.   [43-54] Grande pietà ti richiedo come uomo vinto perché mi aiuti, Dio, con le tue virtù, poiché sono nato e allevato nel peccato e nel peccato ho tanto dormito che vedo appena la chiara luce che mi reca il tuo santo spirito; nel buio vado come attraverso le tenebre, sono malato più che di febbri, giaccio in sventura e in pena e tengo al collo una così grande catena che sono tutto spezzato e rotto, tanto è dura e pesante.   [55-62] Glorioso Dio, signore del cielo, se ti piace, liberami di prigione; con gran dolore ti chiamo e grido, Signore, non mi mettere in oblio; mi hai obliato per la mia insania, perché non ti servii come un signore, e sono più freddo che neve e ghiaccio da quando mi allontanai dal tuo conforto.   [63-66] Glorioso Dio, donami calore e senno e forza e vigore e conoscenza e sapere, affinché io ti serva a tuo piacere.   [67-72] Signore Dio, rendi puro il mio cuore, da ogni parte, dentro e fuori, d’ogni cattiva volontà e d’orgoglio e da malvagità, e riconducimi al tuo servizio e salvami il giorno del giudizio.   [73-80] Glorioso Dio, mandami luce che mi levi dagli occhi quel cattivo fumo, cosicché siano belli e chiari, che non siano duri né avari, e riconosca i tuoi sentieri che sono così piani e dritti, perché non vedo niente né so dove si trovano, anzi prendo il male e lascio il bene.   [81-84] Signore Dio, proteggimi dai cammini che la morte trova tanto miserabili e dalla loro grande sventura provocata dai nemici, che è tanto dura.   [85-90] Dio, perdonami durante la mia vita tutti i miei peccati e la mia mancanza, prima che mi sopraggiunga la morte quando non potrò muovere la lingua, perché la penitenza in quel momento non vale all’anima quattro giunchi.    [91-94] Aiutami Dio, presto, non tardare, perché tutti i miei mortali nemici ne avrebbero dissennatamente gioia se mi potessero consegnare a morte.   [95-98] Signore Dio, lo considero un gran danno per me perché non trovo marchingegno né scala con cui ti possa venir davanti lassù dove sono le gioie e i santi.   [99-106] Dio, tu che facesti un tanto bel miracolo mettimi nella tua santa dimora, ché tutto il mio cuore e la mia speranza risiede nella tua pietà, perché porto sulla schiena un numero di peccati maggiore dei granelli di sabbia: tanto che non conosco al mondo un uomo tanto abile che possa scrivere tutti i miei peccati.   [107-110] Ma tu, Signore, vero Dio, che conosci tutti i miei pensieri e tutte le mie abitudini, a te non può esser nascosto cosa fui, cosa sono, cosa sono stato.   [111-118] Ho tanto peccato che ignoro il conto [dei peccati]: se mai fui folle, ora sono domato, perché il peccato mi ha coperto e chiuso e i morsi mi tengono bloccato da ogni parte: Dio, donami l’ingegno per allontanarmene perché ti lodi e ti renda grazie, perché tu sei Dio dolce, amoroso, e Signore Iddio onnipotente.   [119-130] Dio veritiero, drizza le tue orecchie, intendi i miei pianti e i miei lamenti; così ti muoverò contesa e guerra, in ginocchio, il capo in terra, le mani giunte, il capo chino, fino a che ti prenda pietà di me, e laverò spesso il mio volto, perché sia fresco e chiaro, con l’acqua calda della fonte che nasce dal corpo, lassù sulla fronte: poiché le lacrime e i pianti e i lamenti sono per l’anima frutto e fiore.   [131-142] Signore Dio, in te ho [riposto] le mie preghiere: in questa sofferenza non ti negare a me; certo io sono tuo parente carnale e tuo parente spirituale, io sono tuo figlio e tu mio padre, il mio signore e il mio salvatore, io sono tuo figlio, tu mio padre: abbi di me buona considerazione; perché io sono pieno di ogni peccato e tu, Signore, d’umiltà: tu sei molto alto e io troppo basso, perché il peccato mi ha vinto e spossato.   [142-148] Difendimi dai nemici, Signore, che vogliono dannarmi e costringermi; proteggi, Dio, il mio spirito prima che se ne sia del tutto separato e concedimi vita eterna nel tuo regno celeste.   Amen.

 

 

 

 

 

 

 

 

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