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Italiano
Monica Longobardi

Il nono vers di messer Guiraut Riquier, nell'anno 1276, in un giorno, dieci giorni prima delle calende di marzo.

I. Vedo i cristiani in pericolo per colpa dei governanti, perché fra loro non c'è concordia né pace né giustizia, in quanto con azioni ingiuste ledono i diritti altrui e cresce la loro iniquità in proporzione ai loro possessi.

II. In ciò vedo intenta la maggior parte dei potenti; non certo i prelati, ai quali spetta dirigerci, indicandoci la via della salvezza: così si comportano riscuotendo lodi, e Dio faccia sì che rettamente ci guidino.

III. Chi riprende gli errori altrui, deve dare il buon esempio con le sue stesse azioni, sì che gliene venga onore; così si deve insegnare, perché non c'è maestro degno di tal nome solo per ciò che insegna, se non tiene anche una degna condotta.

IV. Qui mi fermo, ché un altro argomento, che mi dà serie preoccupazioni, me ne distoglie, cioè che trovo i re in tal disaccordo, che non ne conosco due della stessa idea, tanto vogliono contrastarsi l'un l'altro, e c'è da temere che Dio ci abbandoni del tutto.

V. Un tempo Dio volle elevare i cristiani e ciò gli piacque perché nei più c'era valore, e pensavano di onorarlo (impegnandosi) contro i Saraceni traditori; e fra loro regnava sempre pace e accordo.

VI. Ma ora l'uno è nemico dell'altro e non si ha timore di ingannare, truffare, tradire; l'uno pensa ad ingannare l'altro, ma più mi rincresce delle autorità che il male può crescere sempre di più.

VII. Quando si vede un altro in difficoltà, gli si dovrebbe prestar soccorso, perché chi aiuta trova aiuto, ma altrimenti li vedo comportarsi, perché son gelosi della fortuna altrui, e della rovina ben contenti, che piuttosto si presta aiuto a chi meno ne ha bisogno.

VIII. Prode re castigliano, don Alfonso, agite sempre con giustizia, ed avrete validi compagni.

IX. E sia da voi salvaguardato quel che spetta al vostro rango e il vostro ricco pregio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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