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Italiano
Nicolò Pasero

I. Comporrò un vers, poiché ho sonno, e cammino e sosto al sole: ci sono dame dai malvagi propositi, e so dire quali: quelle che spregiano l'amore di un cavaliere.
 
II. Una dama che ama un leale cavaliere non commette un Peccato mortale; ma ella ha orto, se ama un monaco o un chierico. À giusto titolo la si dovrebbe bruciare su un rogo.
 
III. Io me ne andai in incognito, tutto solo, in Alvernia, oltre il Limosino; incontrai la moglie di Messer Guarino e quella di Messer Bernardo; mi salutarono con aria modesta, nel nome di San Leonardo.
 
IV. L'una mi disse nella sua lingua: «Dio vi salvi, messer pellegrino! Mi sembrate molto per bene, per quanto ne so; ché vediamo andare per il mondo troppa gente dissennata».
 
V. Ora sentirete che cosa ho risposto: non le dissi né «batti» né «botto»; non ho nominato né ferro né legno, ma solo: «Babariol, babariol, babarian».
 
VI. «Sorella —disse Donna Agnese a Donna Ermesenda— abbiamo trovato quello che cerchiamo!». «Sorella, ospitiamolo per amor di Dio, ché certo è muto, e il nostro proposito non sarà mai conosciuto, per bocca sua».
 
VII. L'una mi prese sotto il manto e mi portò nella sua camera, vicino al fuoco; sappiate che mi trovai benissimo, e il fuoco andava bene, ed io mi riscaldai volentieri ai grossi ceppi.
 
VIII. Da mangiare mi dettero dei capponi, e sappiate che ne ebbi più di due; e non c'era cuoco né aiuto-cuoco, ma solo noi tre; e il pane era bianco, e il vino era buono, e il pepe abbondante.
 
IX. «Sorella, se quest’uomo è astuto e non parla a causa nostra, portiamo qui senza indugio il nostro gatto rosso, che lo farà parlare subito, se ci mente in qualcosa»
 
X. Donna Agnese andò a prendere la bestiaccia: e questa era grande e aveva lunghi baffi. Ed io, quando lo vidi tra noi, mi spaventai tanto, che per poco non perdetti forza e coraggio.
 
XI. Quando avemmo bevuto e mangiato, io mi spogliai a loro piacere; esse mi posero sula schiena il gato, malvagio e infido; una me lo tira dal fianco fino ai piedi.
 
XII. Tira improvvisamente il gatto per la coda, e quello graffia. Mi fecero più di cento piaghe, quel giorno; ma io non mi sarei mosso neppure se m'avessero ucciso.«Sorella —disse Donna Agnese a Donna Ermesenda— è muto, è ben chiaro!».
 
XIII. «Sorella, —disse Donna Agnese a Donna Eremesenda— prepariamoci al piacere!». -Otto giorni e ancor più restai in quei paraggi.
 
XIV. Le fottei tanto quanto sentirete: cento e ottantotto volte, cosicché per poco non ruppi il mio apparato e i miei ammennicoli; e non vi posso dire i malanni, tanto grandi me li son buscati.
 
XV. Io non vi so dire i malanni, tanto grandi me li son buscati!

 

 

 

 

 

 

 

 

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