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Squillacioti, Paolo. Le poesie di Folchetto di Marsiglia. Pisa: Pacini, 1999.

Nuova edizione riveduta e aggiornata per il "Corpus des Troubadours", 2009.

155,014- Folquet de Marselha

 

Molt i fetz gran pechat Amors
 
Scheda metrica
 
[551:1]    a8 b8 b8 a8 c8 c8 a8 a8 d8 d8    a: ors, b: e, c: en, d: es
 
5 coblas unissonans di 10 vv. e 2 tornadas di 5 e 4 vv.; il primo e l’ultimo verso di ogni strofa si chiudono con le parole-rima Amors e Merces. Stesso schema, con metro e rime diverse, in FqMars 155,27 (X) = Frank 1953-57, n° 551:2.
 
Ordine strofico (1)
 
IKLMNQT
I
II
IV
III
V
EJ(R)O’ls
I
III
IV
V
II
DGO
I
III
IV
II
V
Uc
I
II
III
V
IV
C
I
III
V
II
IV
V
I
IV
III
II
V
Stroński 
I
II
IV
III
V
 
Ordine unico per le tornadas (la prima manca in MOV, la seconda in GLNQR, entrambe in D). Fa è latore delle coblas I-II; in R è omessa la cobla V.
 
Melodia (GR): Sesini 1942, p. 116, n° 6 (solo G); Gennrich 1958-60, III, p. 86, n° 83 (cfr. IV, p. 58); Fernández de la Cuesta 1979, p. 204 (che menziona anche il ms. D 465 inf. della Bibl. Ambrosiana di Milano); Van der Werf 1984, p. 91*.
 
Nota al testo (2)
 
Tre i raggruppamenti di codici che si ricavano dalla tabella delle varianti adiafore: particolarmente evidenti i primi due, α = ABPSDTIK + G e β = CEJRVO’ls + Fa, di definizione più difficoltosa il terzo, γ = LNUc con OQ (si noti la collocazione in gruppi diversi delle due versioni della canzone contenute nel ms. O). Al loro interno sono innanzitutto isolabili alcuni sottogruppi: in α ABPS sono congiunti da 29 torn en (il senso richiede un infinito, tornar o venir negli altri testimoni; ma cfr. più sotto); a loro volta AB sono congiunti da 15 esteu (deformazione di estei, lezione di EJRVFaGIKO o di un presente di 1ª sing. estau), mentre PS sono uniti dalla lacuna della prima metà del v. 52 (i due mss. leggono solo emblat amor) e da 28 blanc, evidente riduzione di blanques(a) effettuata per recuperare l’ipermetria indotta dal passaggio e·l > e la. Quest’ultimo passaggio si trova anche in DT e GM, dove l’ipermetria permane e congiunge i codici: DT, in particolare formano con IK (di cui è superfluo dimostrare la parentela) un sottogruppo la cui coesione emergerà dall’analisi dei vv. 37-40. Ancora DT tramandano, con l’intero gruppo β, il rimante 17 valors, che si ritrova al v. 24, sia pure in rima identica-equivoca (qualità concreta a v. 17, virtù astratta a v. 24: cfr. Antonelli 1979, pp. 130-33). Il duplice rapporto di DT con i gruppi α e β è confermato in D da una doppia lezione al v. 34: il ms. legge effollit come EPS (cfr. enfoli CGJLNQc, enfolic ABO), il correttore (3) ha soprascritto a a e-, espungendo quest’ultima lettera e -t, ottenendo così affoli, lezione di IKM (cfr. aifolic T, afollic O’ls, afolit V). All’interno di β si isola con una certa evidenza C (cfr. tab. B1 e il v. 37 esaminato più sotto: sul rapporto con M vd. avanti) e si distingue il sottogruppo EJ in base a 27 es (probabile anticipo di 28 es che fa venir meno l’immagine poetica; e cfr. le innovazioni 43 ca liat e te e 53 que [quan J] reston de la flor [las flors J], che dà ben poco senso: si veda anche quem rescon de las flors di R); quanto a RV, la loro coesione e posizione nel gruppo si ricava dall’analisi dei vv. 37-40. Posto che 37 ardimen va collegato in dittologia con 36 sen (4), ABPSGTU presentano una struttura paratattica (que·m cabdel ab sen, / ab l’ardimen: cfr. la n. 37 del Commento), mentre CM e LNcOQ coordinano con una congiunzione (...ab sen / e ardimen). Altra soluzione è mon di DIK e EJRV, che mostra l’intenzione di spostare su ardimen il soggetto della subordinata (quindi cabdel ab > cabdel’ ab): è tuttavia l’assenza di -s in ardimen a tradire il carattere innovativo della lezione (5). Analogo spostamento di soggetto al v. 38: i codici ‘innovativi’ EJRVO’ls (cui s’aggiungono CM) e DIK [con T] trasformano esperar(s) in esperan, forse per un’incomprensione del valore di sostantivo dell’infinito (come pensa Stroński: cfr. p. 199) e/o per anticipo dell’esperan di v. 40, e assumono come soggetto il sing. la flors (CEJO’lsM) o il plur. las flors (RV, che devono trasformare fai in fan), oppure un pronome personale di 1ª sing., ovviamente sottinteso (DTIK, che mutano fai in vei, ma uers in D). Meno lineare la situazione al v. 39: se nella prima parte del verso è certo tornar la lezione di base, da cui originano sia la forma erronea già ricordata torn en di ABPS (e cfr. la doppia lezione di G: rienir spcr. a temen cassato), sia la lezione ‘para-sinonimica’ venir di due sottogruppi ‘innovativi’ come DTIK e O’ls, nella seconda parte si ricompatta α opponendosi a γ: ABPSGDTIK leggono de midons, CEJRVO’ls, LNUcOQ e M leggono d’amor so·m: il carattere innovativo attribuito a quest’ultima lezione da Stroński: «y [= β] et z [= γ] remplacent midons par amor pour maintenir dans cet endroit encore le jeu sur Amor et Merces» (p. 199) è meno patente rispetto ai casi precedenti. I sottogruppi, sinora abbastanza compatti, si frantumano infine al v. 40, dove restano riconoscibli solo alcune costellazioni dei piani più bassi: ABGIKCRVMUO leggono vensa, DTEJO’lsLNcQPS vences: la natura innovativa, e al contempo poligenetica, dell’imperf. cong. è denunciato dalla presenza del sintagma la vences Merces nella stessa sede metrica e in chiusa di cobla al v. 10; si noti inoltre che i relatori di vences sono stati sinora classificati come ‘innovativi’. Naturalmente sarebbe rischioso considerare deteriore la loro lezione anche al di fuori dei versi appena esaminati: quello che si può più prudentemente indurre dai dati offerti sopra e da quelli che si ricavano dal commento a singoli versi è la presenza di due versioni del testo, che non ho elementi per attribuire all’autore, risalenti alle due principali tradizioni individuate da Avalle (6), mentre i codici legati alla «terza tradizione», quelli del gruppo γ, ma anche G, paiono contaminare fra le due. Per le coincidenze in variante adiafora rimando alla tabella, mentre per un rapporto fra α e γ garantito da errore si veda la n. 49 del Commento (ABPS con LN, DT con OQ e G); un’ipermetria lega inoltre QUc a O’ls al v. 15 (O’ la recupera riducendo estia > stia): cfr. la relativa nota di Commento. Il ms. c segue in più punti una fonte diversa da quella comune a U, segnalando in margine la lezione concorrente: in tre casi la lezione marginale è comune a U (13 cenz con FaJ, 19 tes con EFaJVαLM, qant con EJRO’), mentre una volta soltanto concorda con altri mss. ma non con U (49 en sui, da confrontare con en sui di ABPSLN, mentre il solo U innova con et es); infine, due volte c ha una lectio singularis a testo e la lezione più diffusa in margine (51 trop, mal in marg. e 36 cabtel, captel in marg.). La classificazione di M oscilla, come è emerso dall’esame dei vv. 37-40, fra β e γ: il legame con β pare mediato da C (cfr. 37 e, 38 esperan e la flor; per CM soli cfr. 15 doncs queus e 26 la, con O’). Nessun problema invece per la cit. nel Breviari d’Amor (α), che dipende chiaramente da β (cfr. 11 ser, 19 si e tes) e in particolare da C (cfr. 20 menclines): cfr. Richter 1976, p. 245. Per i due vv. citati nelle Regles de trobar di JfrFoixà rimando all’analisi di Marshall 1972, pp. XLI-XLIV.
 
Baso l’edizione sulla versione α e assumo A come ms.-base, commentando tutti i luoghi nei quali mi discosto da essa; la versione β è basata sul testo del ms. E per la sua quasi costante discordanza rispetto ad α (cfr. tabella): servendomi degli altri mss. del gruppo (dai quali desumo la lezione nel caso di concordanza di E con α e/o γ: per es. 30 ab da RVO’ls con T, mentre E legge e con tutti gli altri testimoni), elimino le lectiones singulares e quelle comuni al solo J (27 es > e·l, 43 ca liat e te > qu’aissi·us, lez. di CV, 46 pogratz con O’ > podetz) o al solo V (46 breumen > leumen), ed emendo le irregolarità morfologiche (come la rima -ors ridotta costantemente a -or).
 
 

Note
 
(1) Secondo Stroński (cfr. p. 224) la sequenza di IKLMNQT è la più logica, ma il distico d’apertura della sua cobla IV (la mia III) risulta essere in contrasto con l’immagine finale della III (la mia IV); la contraddizione viene meno adottando l’ordine di ABPS, e quindi la sequenza III-IV, che è peraltro la più attestata. Nessun dubbio invece per la sequenza I-II garantita dalla struttura capfinida. ()
 
(2) Lo stemma codicum di Stroński (cfr. pp. 197-99) presenta tre rami non ricondotti all’archetipo (x, z, y) che raggruppano le seguenti famiglie: AB, PS, DT, IK (= x); LN, Uc (= z); C, EJ, RV, Oa (= y; a corrisponde al mio ls) (z contamina con EJRV, i soli LN con PS e U con ABPS; DTIK contaminano con y, in più T contamina con ABPS). Inoltre G si lega a x tramite (AB)PS; Q si lega anch’esso a x tramite IK e contamina con V e z; M si lega a z tramite Uc. La posizione di Fa (indicato con F) non è rappresentata nello stemma ma mi pare ricondotta a EJRV (cfr. l’esame del gruppo z a p. 198). ()
 
(3) Su cui si veda Avalle-Casamassima 1979-82, I, pp. 21-22: viene qui sostenuta l’identità fra il correttore e il direttore dello scriptorium e si rileva che «non poche delle correzioni ci rivelano la natura dell’exemplar, sicuramente una editio variorum» (p. 21, n. 12). ()
 
(4) Diversamente Stroński che, accogliendo la lectio singularis di Ols de l’ardimen, intende «à l’écart de la Hardiesse»: correggere in «à l’égard». ()
 
(5) Stroński considera invece quella con mon una «construction [...] difficile» (p. 199): ci si può chiedere pertanto perché non l’abbia accolta a testo. ()
 
(6) Naturalmente α risale a β a y: è lo stesso Avalle a trovare conferma della consistenza di ε nello stemma tracciato per questa poesia da Stroński (che coincide con la mia classificazione): cfr. Avalle-Leonardi 1993, pp. 87-88. ()

 

 

 

 

 

 

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