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Blasi, Ferruccio. Le poesie di Guilhem de la Tor. Genève - Firenze: Leo S. Olschki S. A. - Leo S. Olschki, 1934.

236,005a- Guilhem de la Tor

La Treva (1) fu composta nella corte di Corrado Malaspina, in Oramala, nella Val Staffora, quasi certamente negli anni che vanno dal 1216 al 1220, e cioè, come annota il De Bartholomaeis, tra il Luglio 1216, anno delle nozze di Emilia Traversara (v. 9) e il 1220, allorchè si monacò Beatrice d'Este, ch'è, senza dubbio, « Na Biatriz » del v. 7. Il Restori (2) e il Torraca (3) avevano già pensato a tali circostanze storiche e posta la data più probabile della composizione entro i limiti cronologici ricordati. Le due protagoniste che devono venire a « treva » dopo la « mesclança e batailla », che aveva per oggetto la disputa del pregio e della virtù, sono le due figlie di Corrado I, Beatrice e Selvaggia Malaspina, le due principesse, cantate da vari trovadori, insieme a Maria d'Oramala, figlia, forse, di Guglielmo Malaspina. (4)
 
7. Par certo la « beata » Beatrice d'Este, (5) figlia d'Azzo VI e di Sofia di Savoia, e non l'altra Beatrice, figliuola d'Aldovrandino, maritata nel 1234 al re d'Ungheria. Una terza Beatrice vi fu alla corte d'Este, figlia di Azzo VII: Beata Beatrice II, che si fece monaca nel 1254, e morì, in concetto di santità, nel 1262. (6) Non v'è dubbio che qui s'allude alla prima Beatrice, la giovane e bella principessa, celebrata nei versi di Lambertino Buvalelli e A. de Peguilhan. (7) Questa rifulse per le sue doti fisiche e morali nella corte d'Este, la quale fu colpita come da lutto nel 1220 per l'improvviso ritiro dal mondo di Beatrice d'Este.
 
8. Il Restori avrebbe pensato ad una Marchesetta o Marchesella degli Adelardi di Ferrara, (8) da esso stesso esumata, della quale si sa che all'età di otto anni, dopo la morte del padre, Adelardo, (1185-87), fu data in custodia da Pier di Traversara agli Estensi. Con molta probabilità, potè comparire alla Treva, all'età di circa 40 anni.
 
9. Emilia Traversara di Ravenna, della famiglia Guidi, celebrata da A. de Peguihan e Auger Novella, (9) fu data in isposa, come risulta dalla Cronaca di Faenza del Tolosano, (10) nel 1216, al conte Pietro Traversara, in pegno della concordia avvenuta tra le due famiglie.
 
10-11. È merito del Torraca (11) l'avere identificato Beatrice e Adalaide, figlie del conte Alberto della casa di « Mangona » in Val di Sieve. Di Beatrice sappiamo che nel 1216, in età giovanissima, era già sposa di Paolo Traversara, e, nel 1218, come riferisce il De Bartholomaeis, (12) fu ripudiata dal marito. Nel 1225, 9 feb., in un istrumento, in cui Paolo conferma alcune rinunzie del 1216, Beatrice non compare più.
Adalaide, sua sorella, andò sposa a Cavalcabò, signore di Viadana, il quale, come risulta da un atto, (13) con cui il Pontefice incaricò il vescovo di Bologna della causa di separazione con il marito, tentò di avvelenarla per passare a più ricche nozze. E la stessa Adalaide (14) che invocò come giudice G. de la Tor nella tenzone con Sordello (n. XIII v. 62).
 
12. Donella (15) della Bresciana, ricordata in due poesie di Uc de S. Circ, (16) potrebbe essere la stessa donna nominata da Guglielmo de la Tor nel sirventese (X, 14) contro Ponzio Amato, (17) che fu podestà di Brescia nel 1213. Non si conosce che così: si potrebbe supporre che Ponzio l'avesse conosciuta, a Brescia, in quell'anno e che la composizione di Guglielmo contro il nobile cremonese non andasse molto lungi da quell'epoca, come inclinerebbe a credere anche il Crescini, Giorn. stor. cit., 424.
 
13-15. Sandra e Berta, secondo pensano il Casini (18) e il Restori, (19) dovrebbero essere dei marchesi Lupi di Soragna: Sandra, moglie del marchese Ugo, che, nel 1229, fu podestà di Cremona. Di Berta non si sa niente. Mabilia, contrariamente all'ipotesi del Suchier, (20) che la vuole sposa, nel 1238, di Azzo VII d'Este, pare dover appartenere anch'essa alla stessa famiglia di Sandra e di Berta, e precisamente, moglie del marchese Lupo di Soragna. Il Torraca, (21) invece, è dell'avviso che queste tre gentildonne « son forse da ricercare, piuttosto che nella genealogia dei marchesi Lupi, in quella dei marchesi Pelavicino ». Dei Pelavicino di Soragna il Torraca trova una Berta e una Mabilia; niente di Sandra. Il Restori (22) torna ad insistere sulla sua ipotesi.
 
16. Il Casini (23) pensò ad una Agnese mantovana, senz'altre indicazioni; mentre il De Bartholomaeis (24) crede di doversi trattare della moglie di uno dei due fratelli, Adelpreto o Riprandro, figli di Odorico e di Mabilia, che, nell' epoca in cui siamo, erano conti di Arco (Trento).
 
17. Sofia, dei conti bresciani di Casalodi. Di questa famiglia si conoscono soltanto i nomi di Alberto, Marisio e Azzo, di uno dei quali, essa, sembra, secondo il De Bartholomaeis, (25) essere stata figlia piuttosto che moglie, poichè i suddetti conti appaiono nella vita pubblica fin dal sec. XII. (26)
 
19. Emilia, moglie di Ponzio di Ponzone, morì prima del 4 feb., 1231, come ha ricavato il Torraca (27) da un atto, col quale, il marchese Ottone del Carretto, rinnovando una donazione del 1210, in quel giorno, confermò il feudo di Dentice ad Alberto di Ponzone, figlio di Ponzio e di Emilia. (28)
 
21. Caracosa fu l'unica figliuola di Alberto Malaspina, (29) quindi zia di Selvaggia. Prima del 1211 si maritò con Alberto, Marchese di Gavi, ed ebbe in dote la terra di Cantacapra, ove abitava nel 1218. (30)
 
22. Così il De Bartholomaeis. (31) « Nella giovane città di Sarzana, la Aiglina andrà rintracciata fra quelle che erano le famiglie principali del borgo, cioè quelle dei consoli che il vescovo-conte aveva investito di alcuni diritti nel 1198. Dell'epoca in cui siamo,  restano i nomi dei consoli Buglione, Bossone, Bossardo e di qualche altro. Vedi G. Volpe, Lunigiana Medievale, Firenze, 1923, pp. 71-88 ».
 
23. Non si conoscono donne di Piossasco; ma non è improbabile che queste della Treva, ardite amazzoni, come le dice il poeta, vadano ricercate tra le famiglie di quei nobiluomini, i fratelli Bonifacio e Guido di Piossasco, che vissero lungamente nella corte di Saluzzo, quali « defensores et tutores » di Manfredi III, il primo dei quali è ricordato nel sirventese di Aim. de Peguilhan: Li fol eil put eil filol, dove (III e IV str.) viene sbozzato un quadro della suddetta corte. (32)
 
25. Anche qui ci riferiamo al De Bartholomaeis. (33) « Di Luni », s'intende della regione, non della deserta città. Le donne saranno appartenute a qualcuna delle famiglie di quella nobiltà mezzana, sottoposta bensì alla signoria del vescovo-conte, ma assai potenti, quali quelle de' « nobiles de Vesano », de' « filii Parentis », de' Porcaresi, de' Bianchi o Albi di Erbaria. Cfr. G. Volpe. op. cit., pp. 27 sgg. ».
 
27. Le donne di Caselle appartenevano, secondo il Casini, (34) a quella famiglia dei Marchisii che ebbe in feudo dai marchesi di Monferrato il castello di Caselle, sulla sinistra della Stura di Lanzo. Il De Bartholomaeis (35) ha pensato a un Casei o Caselle di Tortona (Casellae Dorthonensium), del qual borgo « sulla fine del sec. XII e il principio del XIII, erano signori un Oberto e un Giovanni, che, nel 1197, fecero alleanza co' marchesi Alberto, Guglielmo e Corrado Malaspina ».
 
29. Il De Bartholomaeis (36) sopprime l'e e legge « Romaignà », pensando doversi trattare non già della Romagna, ma di Romagnano, ch'è un paese del Piemonte (prov. di Novara), adducendo come ragione ch'è preferibile pensare ad una piccola località, quale sarebbe Romagnano, ch'è un allodio, piuttosto che ad una vasta regione. Io sarei dell'opinione di conservare la lezione dell'unico ms. N. (37) e ritenere la donna, impossibile a identificarsi, della Romagna regione; alcune donne della quale vedemmo già comparire, con altre del Canavese, e forse, della Toscana, (38) nel Carroccio (vv. 43-44).
 
30. Il Casini (39) ha pensato a Bruna di Castello, di quella famiglia dalla quale uscì Guido, ricordato da Dante (Purg., XVI, 125), mentre il De Bartholomeis (40) si domanda se non potrebbe trattarsi della famiglia dei di Castello, potente allora in Genova.
 
31. « Contessina » è un nome personale, (41) vezzeggiativo di Contessa, nome proprio. Il De Lollis (42) esclude che possa essere la stessa ricordata nella tenzone fra Sordello e Bert. d'Alamanon, (43) come inclinava a pensare il Restori, (44) il quale non ammise la possibilità, apparsa al Bartsch, (45) di correggere « Comtensos » in « Comtesa ». Il Torraca (46) vorrebbe vedervi in questa « Comtensos » la pros Contessa del Carret, lodata da Aim. de Belenoi e da Albertet: (47) forse la figliuola di Enrico II e di Agata dei conti del Genovese, maritata a Gratapaglia, di cui non ci è conservato il nome. (48)
 
33. Secondo il Casini, (49) potè trattarsi di Donna Verde di Cossano della famiglia dei marchesi di Busca. Il De Bartholomaeis fa osservare che v'è un altro Cossano, appartenente ai nobili di Masino, pure in Piemonte. (50)

 

 

Note:

1. Si sono occupati finora della Treva: Suchier, Denkmäler Provenz.,op. cit., 555; Casini, Giorn. stor. lett. ital., II, 403; Restori, Per un servent., 317; Per le donne ital. nella poes. prov. (estr. Giorn. dant.,IX, quad. 10-11); Crescini, Rass. bibl. lett. ital., IV, 210; Schultz-Gora, Le epist. di Ramb. de Vaqueiras (Bibl. crit. lett. ital., XXIII-XXIV, pp. 151, n. 1, 166, 168, 170, n. 2; Torraca, Su la « Treva » di G. de la Tor (Bibl. crit. cit., XXXIX); Donne ital. e trov. prov. (Studi Mediev., N. S. I, (1928), 487); Bertoni, Giorn. stor. lett. ital., XXXVI, 16, n. 4 e XXXVIII, 140 sgg.; De Bartholomaeis, Poesie storiche, op. cit., I, 213. ()

2. Per le donne..., p. 6, n. 1. ()

3. Donne ital. e trov. prov. (l. c.). ()

4. Su le relazioni dei Malaspina con i trovadori, si veda, oltre le opere citate a “Studio”, n. 3, Schultz-Gora, Relazioni dei Marchesi Malaspina con i trovatori (Epist. cit., 163) e De Bartholomaeis, op. cit., II, Ind., s. Malaspina. Per le donne italiane, ricordate nelle poes. dei trov. e, nel nostro caso, riferendosi alle poesie di G. de la Tor, specialmente alla Treva, rimando una volta per sempre alla dilligente opera del Bergert, Die von den Trob. genannten oder gef. Ital. Damen. Dissertazione. (Beihef. zur Zeitsch., n. 46, Halle, 1913, passim). ()

5. Cfr. Cavedoni, Delle accoglienze e degli onori,, op. cit, p. 287, sgg.; Sartori-Borotto, Trovatori prov. alla corte dei marchesi d'Este, op. cit., p. 18 segg.; Brunacci, Vita della B. Beatrice d’Este, Padova, 1767, pp. 23-29; De Bartholomaeis, loc. cit. ()

6. Litta. Fam. Est., tav. VII-VIII. ()

7. De Bartholomaeis, op. cit., I, pp. 222, 226 sgg. ()

8. Per le donne, 5; cfr. anche Bertoni, Rambertino Buvalelli, Dresden, 1908, p. 5, n. I; De Bartholomaeis, op. cit., I, 214, n. 8. ()

9. Cavedoni, op. cit., p. 281, nota; Zeitsch., XXIII, p. 69, v. 104; De Bartholomaeis, op. cit., I, 214, II, 33, 35. ()

10. Ediz. Mittarelli, col. 139. V. anche Torraca, Su la « Treva », p. 45 ssg. e il testo del documento pubblicato dallo stesso, in Atti e Memorie R. Dep. St. patria per la prov. di Romagna, S. III, vol. XVIII (1900), p. 114. ()

11. Atti e Memorie, cit., 99 sgg.; Su la « Treva », p. 43 sgg.; Studi Mediev., cit., 490. ()

12. Op. cit., I, 215. ()

13. Cfr. Auvray, Les registres de Grégoire IX, I, p. 931; De Bartholomaeis, loc. cit. ()

14. Cfr. De Lollis, Sordello, p. 24, n. I; Torraca, opere cit.; Restori, Per le donne..., 6. Fu anche ricordata da Uc de S. Circ, e Nicoletto da Torino; v. Jeanroy-Sal. De Grave, Uc de S. Circ, pp. 129 e 164; De Bartholomaeis, op. cit., II, 37, 65, 66. ()

15. Donella è diminutivo di Domina: nome assai comune nel sec. XIII (v. Giorn. stor. lett. ital., XXXVI, 17, nota). ()

16. Ediz. Jeanroy-S. de Grave, pp. 81 e 129; De Bartholomaeis, op. cit., II, p. 37 sgg. ()

17. V. commento n. X. ()

18. Op. cit., 405. ()

19. Per un servent., 318, nota. ()

20. Op. cit, 555. ()

21. Le donne ital., 20. ()

22. Per le donne ital., 7. ()

23. Op. cit., 405. ()

24. Op. cit, I, 216. ()

25. Loc. cit. ()

26. Cfr. anche F. Odorici, Storie Bresciane, V, passim e Regesta Imperii, indice, s. vv. ()

27. Le donne ital., 44. ()

28. V. Mon. Hist. Patr., Chart. II, p. 1373. ()

29. Litta, Malaspina, tav. II. ()

30. V. Schultz-Gora, Le epistole, 170, nota; Casini, loc. cit.; De Bartholomaeis, I, 217. ()

31. Loc. cit. ()

32. Cfr. De Bartholomaeis, Studj Rom., VII (1911), 297-342; op. cit., I, 243 e V. Crescini, Note sopra un famoso sirvent. d'Aim. de Peg., nei Romanica fragmenta, Torino, 1932, 541. Il Casini (op. cit. 406, nota) pensa che le donne di Piossasco « furono probabilmente della famiglia dei signori di Piossasco, dipendenti in origine dai marchesi di Susa ed elevati al titolo di conti nel 1445. Cfr. Stefani, Diz. corogr. degli Stati Sardi di Terraferma, Milano, 1854, 766 ». ()

33. Op. cit., I, 218. ()

34. Loc. cit. ()

35. Loc. cit. ()

36. Loc. cit. ()

37. V. anche, Crescini, Manuale prov. 3, p. 308, v. 29. ()

38. Cfr. Restori, Per le donne, p. 4 e n. 2. ()

39. Op. cit., 405. ()

40. Loc. cit. ()

41. Cfr. Crescini, Intr. Manualetto, LXXVIII, n. 1; Rass. bibl. lett. ital., IV, 210; De Lollis, Sord., 286, n. 46. ()

42. Loc. cit. ()

43. Ediz. De Lollis, n. XXVIII, v. 47; ediz. Salverda De Grave, n. XIV, v. 47. ()

44. Per un servent., 318, nota. ()

45. Zeitsch., VII, 162. ()

46. Su la « Treva », 42, n. 2. ()

47. Ediz. De Barth., n. LXXVI, v. 49 e LXXVII, v. 49. ()

48. Q. Sella, Codex Ast., I , alleg. 7, quad. VI. ()

49. Op. cit., 406, n. I. ()

50. Op. cit., I, 219. Per il nome femminile Verde (così emendato il testo da Crescini) v. Muratori, Annali d'Ital., Venezia, 1790; Litta, Fam. cel. ital., III, d'Este, tav. X. ()

 

 

 

 

 

 

 

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