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Gambino, Francesca. Canzoni anonime di trovatori e "trobairitz". Alessandria: Edizioni dell'Orso, 2003.

461,189- Anonyme

La canzone fu attribuita da Mahn a Cercamon sulla base di una citazione del LR di Raynouard male interpretata e l'unica ragione per cui il testo non viene incluso nell'edizione di canzoni del trovatore è la sua momentanea irreperibilità (1). Il verso citato dal lessicografo francese, "bell'e blanca plus c'us hermis", non appartiene però a Per fin amor ses enian ma alla canzone di Cercamon Per fin'Amor m'esjauzira 112, 3, 37, certo chiamata in causa per la somiglianza dei due incipit (2).
Già Adolf Tobler aveva del resto confutato tale attribuzione osservando che nell'unico testimone, il manoscritto O, la lirica veniva attribuita a Pons de Capdueil (3). Anche quest'osservazione, tuttavia, non è precisa: l'ultimo testo attribuito prima di An 461, 189 è sì a c. 24 "Pontz de capdoill" Si com celui qu'a pro de valedors PoChapt 375, 20, ma il componimento non segna l'inizio di una compatta sezione d'autore. Ad esso seguono infatti due canzoni adespote di Gui d'Ussel (Ies de chantar no·m fal cor ni raisos 194, 8 e Si be·m partez, mala dompna de vos 194, 19), e, dopo appunto An 461, 189, Ara·m requier sa costum'e son us RbVaq 392, 2, Aissi com cel qu'a estat ses seignor MoMont 305, 1, Lonc temps a qu'eu no chantei mai BnVent 70, 27, A be chantar / coven amars GirBorn 242, 1, Anc enemics qu'eu agues UcSt-C 457, 3 e Tres enemics e dos mals seignors ai UcSt-C 457, 40. La rubricazione riprende a c. 30 con "Peirols" D'un bo vers vau pensan com lo fezes Peir 366, 13. La situazione descritta esclude quindi la possibilità che il silenzio del manoscritto significhi tacita ripetizione dell'attribuzione precedente e induce a considerare Per fin amor ses enian una canzone anonima, come decidono peraltro di fare Bartsch e la BdT. L'editore di Pons de Capdueil, Max von Napolski, ignora il problema. L'assegna invece perentoriamente a Pons Gourc 1994, sulla base della presunta attribuzione di O.
La tecnica centonistica che sostanzia la canzone, non priva di una grazia lieve, si rivela attraverso le numerose espressioni topiche e le dittologie sinonimiche di cui è intessuta.
 
1-2. ses enian | cant: il sintagma ses enian, che spesso definisce in rima il verbo amar ("e car eu l'am finamen, ses engan" ArnMar 30, 3, 6; "plus vos am ses engan" FqMar 155, 13, 42; "qe·il plassa, qu'ieu l'am ses engan" AimBel 9, 15, 34 ecc.), figura in enjambement anche in Bernart de Ventadorn, "per bona fe e ses engan | am" 70, 9, 15-16. Per la derivazione giuridica della dichiarazione, caratteristica del giuramento di vassallaggio e utilizzata soprattutto da trovatori dell'ultimo quarto del XII secolo, cfr. Asperti 1990, p. 312 n. 23.
 
2. loc valen: una delle possibili perifrasi con loc per indicare la donna amata, per cui cfr. "qu'en tal loc me fai entendre" BnVent 70, 4, 19; "qu'en tan ric loc me sui mes e m'estanc" ArnDan 29, 17, 10; "quar en tan honrat loc enten" ElBarj 132, 6, 32 ecc., cfr. inoltre V, 27 n. e Cropp 1975, pp. 44-46.
 
3. entendimen: cfr. III, 7 e nota.
 
4. Alla canzone manca il v. 4 della I cobla e, presumibilmente, un verso con rima -es nella tornada. Interessante notare il fatto che in O 27 manca un verso anche nella V strofa del testo che segue, Ara·m requier sa costum'e son us RbVaq 392, 2 (corrispondente alla IV strofa di Linskill 1964, v. 27 "e qe·m dassetz de vostr'amor consseill"; si noti che nella canzone conseill è parola rima che ritorna al terzo verso di ogni cobla). È quindi probabile che il modello di O (o uno dei suoi antecedenti) fosse materialmente danneggiato (un buco?), tanto da rendere illeggibili i due versi che si dovevano trovare in corrispondenza nel recto e nel verso della carta (38 righe per due colonne). Due versi e mezzo mancano anche nella prima cobla di Aissi com cel qu'a estat ses seignor MoMont 305, 1 del Monge de Montaudo, che segue RbVaq 392, 2 (cfr. vv. 8-10 Routledge 1977, p. 24). Anche se sembra difficile localizzare questa lacuna in corrispondenza del verso mancante nella tornada di An 461, 189, anch'essa è tuttavia un indizio che conferma il danneggiamento dell'antigrafo di O. Il nostro si aggiungerebbe ai casi analoghi segnalati da Maria Careri, Ressemblances matérielles et critique du texte: exemples de chansonniers provençaux, RLR, XCVIII (1994), pp. 79-98.
 
6. vas cui soplei noit e dia: il verbo sopleiar significa letteralmente 'inchinarsi', 'sottomettersi', 'supplicare'. Lo stesso sintagma ricorre in "L'ensenhamens e·l pretz e la valors | de vos, domna, cui soplei nueit e dia" ArnMar 30, 17, 1-2, autore che predilige il termine ("qu'ades soplei lai on vos es, pros domna" ArnMar 30, 26, 25; "Tot ades soplei et azor | al pais in ma don'esta" ArnMar 30, 2, 22-23); cfr. inoltre "Vas ma dompna soplei totas sazos" GcFaid 16, 60, 10;  "Quar jorns e sers sopley e·l port honor" GlSt-Did 234, 1, 37.
Tobler 1859 propone a testo la correzione folei; Ricketts 2000 legge folei.
           
8. dic e ... faig: le grafie -c e -g valgono per l'affricata palatale e, considerata l'identicità della pronuncia, preferisco non superare il problema della concordanza integrando la -s. Ricketts 2000 stampa diç, ma non mi risulta che il segno -ç compaia altrove nel manoscritto O.
           
9. us voil e·us dezir: lo stesso binomio in "domna valens, mais vos desir e·us voil" PRmTol 355, 6, 41; "e voil e desir" GrBorn 242, 43, 15; "que nuilla ren tant non desir ni vuoill" GlAdem 202, 6, 4 ecc.               
 
10. qe en ren als non enten:entendre en alques significa letteralmente 'rivolgere il proprio pensiero a', e quindi anche 'desiderare, corteggiare'. La perifrasi, utilizzata per la prima volta da Bernart de Ventadorn, è censita da SW 1902, III, p. 57 nn. 14-15 e Cropp 1975, pp. 217 sgg.; per il contesto, cfr. inoltre "que m'enten en autre plazer" RbAur 389, 19, 8 (Milone 1998); "Donna, cel sui que non enten en als" BtPug 87, 1, 43.
qe en: l'intervento permette di sanare l'ipometria del verso; per il valore del vocabolo res, cfr. XV, 14 e nota. Ricketts 2000 lascia la lezione del manoscritto.
 
12. en dormen et en veillan: 'sempre'. Il sintagma, che corrisponde a noit e dia 6, è piuttosto frequente: cfr. "qe en dormen e en veillan" BnMarti 63, 7a, 54; "q'el cor e·l sen tenc dormen e veillan" ArnDan 29, 4, 19; "ges dormen ni veillan" GcFaid 167, 20, 66 ecc. 
 
13. ses bauzia: equivale a ses enian 1. I due sintagmi si trovano accostati anche in "mas ses enjan e ses bausia | vos am e·us amarai jase" PoChapt 375, 19, 30-31; "de vos, qu'ieu am ses gienh e sens bauzia" ArnMar 30, 5, 4; il primo sintagma qualifica il verbo amar in  "si cum yeu l'am finamen ses bauzia" Alegr 17, 1, 21; "que saubessetz qom ieu·s am ses bauzia" MoMont 305, 3, 50; "cuy am ses bauzia" AimBel 9, 20, 2.
 
14. qe ieu dir no·us o sabria: su questo tipo di formule, cfr. Giovanni Borriero, Il tópos dell'ineffabile nella retorica medievale e nella lirica trobadorica, MR, 23 (1999), pp. 21-65.
Per ovviare all'ipometria del verso Ricketts 2000 propone invece dir[e].
 
17-18. eu ai dezir [...] | de vos: 'vi desidero'.
 
19-20. d'un breu iorn m'es parven | q'eu n'aia estat un an: espressione topica registrata da Pfeffer 1997, p. 126 nn. 858 sgg., quasi identica anche per il contesto a "us sols jorns me sembla un an | car non la vei, e no·m rete" GsbPuic 173, 9, 15 e "que·l jorn que no·l vey m'es un an" JoEst 266, 6, 40; cfr. inoltre "So mostra la Scriptura: | causa de bon'aventura | val us sols jorns mais de cen" BnVent 70, 30, 40-42; "mas so fai tan len | c'us sols dias me dura cen!" BnVent 70, 15, 48-49; "neys si durava·l jorn un an" BgPal 47, 8, 24; "e·il fai semblar lo jorn ane l'an mes" MoMont 305, 1, 20;  "Lo savis retrai | c'us jors val mais c'us anz" Caden 106, 3, 25; " Sias li membrans | qe maintas vez val mais uns jorns q'uns ans" DPrad 124, 17, 44; "qecs jorns mi sembla plus d'un an" UcSt-C 457, 9, 38; "Meins val us ans d'un dia" GlAdem 202, 5, 19.
In altri casi, invece, il motivo dell'allungarsi e dell'abbreviarsi del tempo è adoperato in riferimento a situazioni diverse: in Bernart Marti, ad esempio, un anno che dura un giorno è un anno che non ha valore ("ni si non manjava de l'an | de nulla vianda morsel | non duraria l'anz un jorn" BnMart 63, 7a, 26-28 e la nota di Beggiato 1984, pp. 145-46 n. 26-28).  Cfr. inoltre Richard Glasser, Mi pare mill'anni. Geschichte einer Redensart, RF 58 (1944), pp. 41-113; Kurt Lewent, Bemerkungen zur provenzalischen Sprache und Literatur, NM, XXXVIII (1937), pp. 1-69, p. 51.
 
21. paria: 'affabilità di modi'; insieme a companha e acolhir, indica le relazioni sociali autorizzate dalle convenzioni cortesi che legano dama e innamorato.
Per il sintagma avinen paria, le cui principali varianti sono bela paria e dousa paria (cfr. ad esempio SW 1910, VI, pp. 78-79 n. 4), registro "e que·m tolgues la su'avinen paria" Alegr 17, 1, 32; "sidons, con eu, pus avinen paria" Cerv 434a, 64, 34; "c'ab vostr'avinen paria Cerv 434a, 65, 10. 
          
23-24. Ricketts 2000 traduce 'je verrais les autres dames, si elles le désiraient, pourvu seulement que je puisse vous voir'.      
 
25. per mal ni per dan: altra dittologia delle più abusate; cfr., ad es., "aissi·m rete, que no·i gart mal ni dan" GcFaid 167, 7, 56; "ez ieu del dan e del mal que m'en ve" AimPeg 10, 29, 14; "lo mal e·l dan que li·n pot avenir" GrRiq 248, 59, 34 ecc. 
 
27. m'es gen: 'mi fa piacere', come tan bel m'es 32, ugualmente in rima; cfr. "be·m platz e m'es gen" GcFaid 167, 12, 1; "de vos lauzar, quar m'es gen" GlMont 225, 11, 51; "qu'ilh sap be, de que m'es gen" Sord 437, 1, 34 ecc. 
 
28. qant: sulla congiunzione temporale cfr. Kathryn Klingebiel, Occ. can 'quand': étude diachronique, in Atti del XXI Congresso Internazionale di Linguistica e Filologia Romanza (Palermo 18-24 settembre 1995), a c. di Giovanni Ruffino, Tübingen, Niemeyer, 1998, III, pp. 373-85.
             
31. per tal q[ue]: ha propriamente valore consecutivo.
açar: l'unica altra occorrenza del termine è in Gavaudan ("vils es e cars e muda trops senhors | lo cons tafurs, deslials enganaire. | anc lunhs azars ab datz galiadors" Gavaud 174, 5, 46-48), per cui cfr. la nota di Guida 1979, p. 262. Nel nostro contesto il sostantivo mi pare utilizzato come un sinonimo di ochaizo 'occasione fortunata, fortuna', che può reggere de + infinito: cfr. "car ochaizo non ai | de soven venir lai" BnVent 70, 36, 17-18; "mieils a de gardar ochaizos | bona dompn' on es grans beltatz" GcFaid 167, 47, 37-38.
 
33. benestan: 'ben fatto, elegante', come in "vostre bel cors benestan" RmBist 416, 4, 26 ecc.
 
39. s'eu per nom vos dises: ipotesi che il poeta si guarda bene dal rendere concreta, perché il codice amoroso prevede comunque il riserbo sul nome della dama; cfr. inoltre l'analogo "No voill dire vostras lauszors; | qar si vos m'auszion lauszar, | leu vos porion devinar, | qe tutz vos tenon per meillor | e saubrion a la lauszor | de cui eu soi enamoratz" An 461, VI, v. 159-65.
 
40. que vos es: 'che siete voi'; oppure '(tutti riconoscerebbero) quanto valete': se l'identità della dama fosse svelata, tutti capirebbero che il poeta non ha esagerato nelle sue lodi, in quanto le doti di lei risulterebbero evidenti a tutti.
           
43. gardatz: Tobler 1859 gardetz.
 
 
Note
 
(1) Cfr. C. A. F. Mahn, Der troubadour Cercamon, JREL, I (1859), pp. 83-100, a p. 87 e LR 1840,  III, p. 530 s.v. hermin. ()
 
(2) Dell'equivoco si era già accorto J. M. Dejeanne, AdM, XVII (1905), p. 31 n. 3 e ibid., pp. 34-36. ()

(3) Cfr. Tobler 1859, p. 212. ()

 

 

 

 

 

 

 

 

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