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Boni, Marco. Sordello, Le poesie. Nuova edizione critica con studio introduttivo, traduzioni, note e glossario. Bologna: Palmaverde, 1954.

437,028- Sordel

5-6. La frase naturalmente si riferisce a Sordello stesso. Si potrebbe aggiungere nella traduzione, dopo «cavaliere», tra parentesi, «quale io sono».
 
7. nostre gerrier: significa qui «coloro che ci fanno la guerra», ossia «i nostri nemici»: cfr. L. R., III, p. 516.
 
9. Il verso ricorda molto da vicino, come si è visto (cfr. p. CXXXI, n. 491) il v. 3 del citato «vanto» di Peire Vidal.
 
11. sa moillers: il soggetto della proposizione dipendente è collocato, per dargli maggior rilievo, all’inizio della proposizione principale, rimanendo però al caso retto (cfr. G. BERTONI, I trov. d’It., Modena, 1915, p. 486, n. al v. 8 del n. I). Questo fatto si può considerare un caso di attrazione, e tale lo considerano il DE LOLLIS (Vita e poesie di Sord., Halle, 1896, p. 264), il BERTONI (ibid.), e anche lo STIMMING, Bertran de Born, Halle, 1879, p. 236; il MUSSAFIA (Zur Kritik und Interpretation rom. Texte, in Sitzungsberichte der Kais. Akademie der Wissenschaften di Vienna, Phil.-hist. Klasse, LV, 1867, p. 24) osserva invece che a rigore, più che di una vera e propria attrazione, si tratta qui di una particolare collocazione delle parole della frase, mirante a dare a una parola uno speciale rilievo. Per l’attrazione cfr. la nota al v. 16 del n. VIII e la bibliografia ivi citata, e la nota ai v. 19 e segg. del n. XII.
 
12. Cfr. il v. 12 del «vanto» di Peire Vidal, e l’Ensenhamen di Sordello (XLIII), v. 610.
 
13. lo ten per m.: per tener per cfr. S. W., VII, p. 148, 12 e STIMMING, Bertran de Born, gloss.; per altri esempi in Sordello cfr. XXV, v. 2; XLIII, v. 526, 855, ecc. Per tener a cfr. V, v. 47; XVI, 49 e 53.
 
16. se feing cortes: se fenher per lo più ha il predicato al caso retto, come qui: cfr. anche XXV, v. 9; e cfr. STIMMING, ibid., p. 229, n. al v. 6 del n. 1; BERTONI, I trov. d’It., p. 571, n. al v. 1 del n. LIII; S. W., III, p. 439, 2.
 
18. un clau: per l’espressione, usata come rafforzativo della negazione, cfr. L. R., II, p. 406;F. DIEZ, Gramm., Bonn, 1882, p. 1081.
 
21. Il DE LOLLIS intende (ibid., p. 265): «la serietà delle sue minacce è proporzionale alla sonorità delle mie parole». Ma più esattamente il BERTONI e lo JEANROY interpretano (Un duel poétique au XIIIe siècle, in Ann. du Midi, XXVIII, 1916, p. 297): «mes menaces ne vont pas au delà des forces dont je me vante (c’est-à-dire: je me sens capable de les exécuter toutes)».
 
22. Cfr. il «vanto» di Peire Vidal, v. 37.
 
23. Monpeslier: è ricordata spessissimo nella lirica trobadorica per le sue ricchezze, a causa del grande sviluppo che vi aveva assunto l’industria del battere l’oro: cfr. la nota del DE LOLLIS.
 
24. tans: per tant seguito da de declinato (ossia tant usato come aggettivo seguito da de) cfr. BERTONI, I trov. d’It., p. 497, n. 42 del n. VI; BERTONI, JEANROY, ibid.; S. W., VII, p. 43, 6. - Crau: è la nota pianura sassosa presso Arles. Cfr. il «vanto» di Peire Vidal, v. 24.
 
27. pliu: pleure (pliure, plevir) è usato qui riflessivamente nel senso di «confidare», «mostrar confidenza» (S. W., VI, p. 387, 8) (cfr. XLIII, v. 419). Il LEVY, rec. al vol. del DE LOLLIS, in Zeitschr. f. rom. Phil., XXII, 1898, p. 254, propone, con qualche esitazione, di tradurre: «sie sieht nicht, walch ein erbärmlicher Mensch er ist, und hört nicht, wie schlecht die Menschen über ihn urteilen».
 
28. car negus ... non [l’]am. Seguo l’interpretazione del BERTONI e dello JEANROY (ibid.), che mi sembra preferibile. - Destorbier va inteso nel senso di «faute», «desordre», non attestato (cfr. L. R., V, p. 441), ma facilmente ammissibile; am è cong. pres. (Il DE LOLLIS legge invece ama, che ritiene un «presente con valore di futuro, trattandosi di un fatto necessario»). L’aggiunta di l’ era già nell’ed. del De Lollis, ed è stata mantenuta dal Bertoni e dallo Jeanroy; non è stata invece accolta dall’APPEL, rec. al vol. del DE LOLLIS, in Literaturblatt f. germ. u. rom. Phil., 1898, XIX, col. 229 e dal LEVY, ibid. L’Appel però non dice in che modo interpreti il passo. Il Levy inclinerebbe a tradurre, pur proponendo tale traduzione con molti dubbi: «denn kein Mensch liebt mit ganzem Herzen, wenn er die Verkehrtheit, das Unrecht begeht, einen solchen Menschen zu lieben», e proporrebbe di intendere destorbier nel senso di «Störung», «Hindernis»; ma il Bertoni e lo Jeanroy obiettano, a parer mio giustamente, che tale interpretazione è assai discutibile, in quanto l’hom, inteso nel senso di «personne», verrebbe riferito a una donna. Il Bertoni e lo Jeanroy propongono anche, lasciando a destorbier il suo senso più comune, e leggendo fa i in luogo di fai: «elle ne peut plus être aimée, car par sa complaisance pour un indigne elle fait obstacle à cet amour (possible)»; e aggiungono che si potrebbe pure collegare il ges non ve (emendato in vei) col v. 28, intendendo «Je ne me figure pas que jamais aucun homme...». Queste ultime interpretazioni mi sembrano tuttavia meno probabili.
 
32. corren destrier: cfr. il «vanto» di Peire Vidal, v. 1 e 25.
 
33. qe: si potrebbe anche mantenere, come osserva lo SCHULTZ-GORA, rec. al vol. del DE LOLLIS, in Zeitschr. f. rom. Phil., XXI, 1897, p. 249, il cui dato da A. - enic e brau: cfr. il «vanto» di Peire Vidal, v. 6. Da questo verso lo SCHULTZ-GORA, Ueber den Liederstreit zwischen Sordel und Peire Bremon, in Archiv f. das St. d. n. Spr. u. Lit., XCIII, 1894, p. 124 fu indotto a ritenere che della polemica tra Sordello e Peire Bremon fosse causa od occasione una donna: cfr. l’Introduzione, p. LVI.

 

 

 

 

 

 

 

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